I tagli agli stipendi dei dipendenti della Camera: c'è il trucco?

La spending review si abbatte su Montecitorio. Previsti risparmi per 20 milioni.

I tagli agli stipendi dei dipendenti della Camera sono ormai pronti. La spending review su cui Renzi sta insistendo arriva anche a Montecitorio e dovrebbe portare in cascina 20 milioni di euro. Poca cosa se si pensa, per esempio, che le coperture necessarie per il taglio dell'Irpef (quello che ha portato i famosi 80 euro) ammontano a dieci miliardi di euro; ma si sa che questo tipo di tagli ha più che altro un valore simbolico, in tempi di crisi tutti devono tirare la cinghia.

Il limite agli stipendi introdotto nella pubblica amministrazione è di 240mila euro, alla Camera sarà un passaggio un po' più morbido, visto che il tetto di 240mila euro è solo sulla carta e in verità - come spiegava Libero qualche giorno fa (e come racconta Bechis nel video in cima al post) - questo limite è "al netto dei contributi previdenziali". Il che significa che il tetto medio sarà circa di 280 e non di 240 mila euro per l’esclusione dei contributi previdenziali dal taglio. Ma non è tutto:

Ai tetti e ai contributi previdenziali che li gonfiano devono aggiungersi «indennità di funzione» che per il segretario generale sarà di 60 mila euro lordi (il tetto per lui quindi sale oltre 370 mila euro annui), per i vicesegretario generali di 30 mila euro lordi (tetto quindi a 323 mila euro annui), per i consiglieri capo servizio 20 mila euro lordi e per i consiglieri capo ufficio segreteria generale di 15 mila euro annui. Ultimo particolare, il taglietto agli stipendi avrà la formula di un «contributo straordinario di solidarietà» (che quindi ha forma temporanea) e sarà diluito in 4 anni, fra il 2014 e il 2017. Il segretario generale della Camera così passerà ora da 478 mila euro lordi annui a a 453 mila euro lordi, cosa assai diversa dai tetti stabiliti da Renzi.

Cifre fornite da Libero e che non corrispondono interamente a quanto circola su altri documenti, la sensazione che però sia un "taglio col trucco" è abbastanza forte, soprattutto per quella "garanzia di un piano di rientro quadriennale" che fa pensare che la misura non sia affatto strutturale. Le cifre ufficiali, comunque, sono queste: il segretario generale passa da 406mila euro a 300mila (240mila di tetto più 60mila di indennità di funzione, esclusi quindi i contributi previdenziali); il vicesegretario arriva da 305mila a 270mila. E i tagli proseguono per tutti i 1.442 dipendenti di Montecitorio, tagli dolorosi soprattutto per chi oggi supera il limite imposto agli stipendi.

Un consigliere parlamentare al massimo dell'anzianità passa da 358mila (sempre esclusi gli oneri previdenziali) a 240mila; un documentarista, tecnico o ragioniere passa da 238mila a 165mila; i segretari parlamentari al loro culmine passano da 156mila a 115.500 e via così, di taglio in taglio; fino ad arrivare al risparmio complessivo di 20 milioni di euro.

Infine, va detto che tutto questo è ancora solo sulla carta, è una bozza che dovrà superare un mare di ostacoli: sindacati, ricorsi dei dipendenti, le divisioni tra le forze politiche. Entro la pausa estiva, è stato promesso, il taglio agli stipendi sarà realtà. Vedremo.

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