Il Giappone riduce le sanzioni alla Corea del Nord

Shinzo Abe primo ministro del Giappone


Shinzo Abe

, il premier giapponese, ha annunciato che il suo paese eliminerà una parte delle sanzioni in vigore contro la Corea del Nord. La decisione è giunta dopo l'incontro di martedì a Pechino, dove esponenti del governo di Tokyo e di Pyongyang hanno raggiunto un accordo sull'annoso problema dei cittadini nipponici misteriosamente rapiti negli anni '70 e '80. Ovviamente tutto ciò non potrà non accrescere i malumori della Corea del Sud.

Il governo di Seul ha già manifestato ieri il suo forte disappunto riguardo all'approvazione, da parte del parlamento giapponese, del progetto di revisione costituzionale. Ora è arrivata anche l'apertura di Abe al nemico storico. Siamo certi che oggi, durante il vertice Cina-Corea del Sud, si parlerà anche di questo. E non è detto che non possa crearsi un'inedita intesa tra i due paesi, visto che anche Pechino non vede di buon occhio le ultime evoluzioni della politica del governo nipponico.

Puntualizziamo che molto probabilmente l'allentamento delle sanzioni riguarderà l'invio di merci e di denaro, i viaggi tra i due Paesi e il transito di navi nordcoreane in porti giapponesi. Tuttavia, Tokyo non ha minimamente intenzione di mettere in discussione le sanzioni Onu, imposte a Pyongyang per i test nucleari. Ma per quale motivo Abe ha fatto una scelta del genere? Possiamo individuare due motivazioni fondamentali.

Innanzitutto, bisogna tenere presente che i rapporti tra Cina e Corea del Nord si sono raffreddati ultimamente, e ciò rende possibile trattare con un nemico che è diventato meno temibile.
Anche se ancora domenica Pyongyan ha lanciato due missili balistici a corto raggio nelle acque del mar del Giappone, ora il giovane dittatore coreano Kim Jong-un è più isolato rispetto al passato. Ciò potrebbe rendere possibile, attraverso un'abile azione diplomatica, un ammorbidimento delle sue posizioni.

La seconda motivazione è connessa al merito dell'accordo. Fare luce sulla vicenda dei cittadini rapiti potrebbe accrescere notevolmente il consenso del governo in carica. Il tema, infatti, è molto sentito in Giappone. Inoltre, il coinvolgimento diretto dei vertici del regime nordcoreano nell'inchiesta lascia presupporre che potrebbero esserci degli esiti positivi.

Ricordiamo, per chi non la sapesse, che dal 1970 al 1980 vi fu una serie di sequestri di cittadini nipponici da parte della Corea del Nord. Il governo di Tokyo, fino ad oggi, ne ha identificati 17.

Nel settembre 2002, Kim Jong-il ammise i rapimenti e nell’ottobre di quell'anno cinque di essi fecero ritorno a casa per 24 ore. La Corea del Nord, tuttavia, non ha ancora fornito spiegazioni esaustive sulla sorte degli altri 12 sequestrati.

Le motivazioni che condussero Pyongyang ad operare una scelta del genere non sono chiare. Alcuni sostengono che i rapiti dovessero insegnare alle spie la lingua e la cultura nipponica e che siano stati sfruttati per le loro competenze ingegneristiche ed agricole.

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