Renzi-Berlusconi, la strana coppia del patto del Nazareno: “do ut des”!

Adesso Matteo Renzi deve subire i contraccolpi dopo il suo discorso dell’altro ieri a Strasburgo incentrato su una critica raso terra della Ue così come oggi è fatta ed è gestita, specie per la sua politica di rigore.

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Le Germania, la Bundesbank, l’intero magma del potere economico-finanziario continentale e internazionale non si fida di questo premier “rottamatore” e un po’ guascone, di questo governo dalla doppia maggioranza appeso al gancio di Berlusconi per poter fare riforme (Senato non più elettivo e Italicum-Porcellum bis) persino destabilizzanti e inutili per sbloccare la grave crisi economica.

Di fatto, questi super critici nutrono dubbi sulla credibilità riformistica di Renzi – considerato un continuum di Berlusconi – anche perché a Renzi e al suo partito manca una credibilità politica effettiva, essendo lo sbandierato 40% di fatto solo un 25% dell’elettorato reale (data la fortissima astensione dalle urne) in una elezione – le europee, appunto - tutt’altra cosa dal voto delle politiche.

Insomma, a Renzi manca (o mancherebbe) quella investitura popolare effettiva sancita dal voto delle elezioni politiche, senza le quali si fa propaganda ma non si lascia nessun segno. In Italia, il tutto è oggi aggravato, dato che l’attuale Parlamento è composto di nominati, ritenuti – come noto – incostituzionali dalla suprema Corte. Insomma, c’è il rischio del cane che si morde la coda e che non si esca dalla politica degli annunci con le (vere) riforme di là da venire.

E’ credibile il piano di riforme basato sul patto del Nazareno, riconfermato dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi fra il premier e il capo di Forza Italia? Perché Berlusconi “aiuta” Renzi?

Berlusconi dà l’ok a Renzi sulle riforme in cambio di un salvacondotto giudiziario (se il processo di appello sul caso Ruby confermasse la condanna di primo grado a 7 anni) e di una conferma dell’attuale assetto radiotelevisivo.

Scrive Antonio Fanna su Sussidiario.net: “ Il “padre della patria” è oramai un generale in pensione che tratta una via d’uscita per sé e per le sue aziende, un gioco nemmeno difficile da scoprire. Non si chiama Berlusconi (di nome Piersilvio) quall’altro dirigente di Mediaset che fa apertamente il tifo per Renzi, la sua velocità, la sua lungimiranza?”. Ecco perché mentre Matteo Renzi parla al parlamento europeo come fosse alla Leopolda, la Merkel e gli altri fanno le parole crociate.

Dice l’ex ministro Mario Mauro: “La Francia a marzo ha stabilito che dalle prossime elezioni non si potrà essere più sindaci, presidenti di regione e parlamentari. Esperienze fallite, da noi diventano innovazione. Mentre chiedere che i cittadini abbiano il diritto di scegliere con il voto i loro rappresentanti sarebbe conservazione”.

E nel frattempo da noi i “nostri” votano per l' immunità, cioè per l’impunità. Ecco, i conti tornano.

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