Ddl anticorruzione: il governo pone la fiducia


Sembra arrivata finalmente alla conclusione l'odissea del ddl anticorruzione, il disegno di legge che dovrebbe porre un freno alla corruzione nella Pubblica amministrazione e che ormai da anni languisce nelle commissioni parlamentari, annunciato e poi rinviato a seconda degli umori del governo e della piazza. Adesso, dopo un percorso a ostacoli ripreso dal ministro Severino (che ha ereditato il ddl dal precedente esecutivo), il governo ha deciso di porre la fiducia sul maxiemendamento, per arrivare a una rapida conclusione e superare le centinaia di emendamenti annunciate per la discussione in aula.

Una decisione, questa della fiducia, che era nell'aria ma che ha preso forma solo negli ultimi giorni, quando è apparso chiaro che il rischio di andare sotto – agitato soprattutto dal centrodestra nelle scorse settimane – difficilmente si concretizzerà, con il Pdl troppo preso con le sue faide interne per potersi permettere di mandare a casa Monti. Il ministro Severino ha quindi annunciato in aula la fiducia sul maxiemendamento sostitutivo di tutti gli articoli del disegno, dopo che anche l'ultimo tentativo di mediazione (tre emendamenti sui tre punti chiave del ddl, ovvero influenze illecite, corruzioni tra privati e magistrati fuori ruolo) era fallito. "Sembra che questo provvedimento sia carta straccia e che si siano persi mesi. Non è vero che non abbiamo costruito nulla" ha detto il Guardasigilli, rispondendo alle critiche di Idv di ieri.

La principale accusa mossa al ddl, che comunque viene definito dai magistrati "un primo passo", è di stabilire unicamente dei principi e delegare i punti salienti ("liste pulite", incompatibilità tra funzioni e incarichi e trasparenza dei dati patrimoniali) ai ministeri dell'Interno e della Funzione Pubblica. Inoltre manca una norma precisa per regolare l'impianto della prescrizione, manca una definizione concreta del voto di scambio, e infine c'è il rischio che la prossima applicazione del ddl sulle pene alternative al carcere apra le porte delle celle ai condannati per corruzione, rendendo così inutile questo disegno di legge. Il ministro Severino ha assicurato che, appena arrivata la fiducia al ddl, si metterà al lavoro per correggere i punti critici e studiare una proposta per l'incandidabilità dei condannati, ma i tempi appaiono strettissimi.

La fiducia fa contenti gli esponenti del PD, che temevano lo sgambetto del Pdl sulle norme salva-Ruby che a più riprese erano state inserite come emendamenti. Tra questi, il più contestato riguardava la possibilità che ci fosse concussione solo in presenza di utilità patrimoniali e non, per esempio, in caso di prestazioni sessuali. Un altro punto su cui il disegno di legge (qui la sua travagliata storia) si era arenato riguardava lo status dei magistrati fuori ruolo, un tema che peraltro ha poco a che vedere con l'argomento della legge e che aveva creato polemiche per un emendamento che sembrava scritto ad hoc per Augusta Iannini, neo commissario dell'Authority per la privacy e dirigente del ministero della Giustizia (nonché consorte di Bruno Vespa), di cui si era occupato anche Report.

Foto| © Getty Images

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