Tav: Gli arresti di martedì evidenziano interessi mafiosi sull'alta velocità

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Martedì è successo qualcosa che meriterebbe un'attenta riflessione. Nella notte sono scattati una ventina di arresti tra Torino, Genova, Milano e Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta sulla 'ndrangheta in Piemonte. Dall'indagine dei carabinieri del Ros emerge un tentativo di infiltrazione nei lavori della Tav Torino-Lione in Val Susa.Tra le persone coinvolte anche Giovanni Toro, già arrestato nel marzo 2013. All'alba di martedì è finito nuovamente in manette per concorso esterno in associazione mafiosa.

Dalle attività investigative viene fuori che Toro, avvalendosi di una cava dotata di impianto di frantumazione, ha cercato di accaparrarsi alcune commesse riguardanti la Tav. Secondo gli investigatori, però, il tentativo di infiltrazione non avrebbe avuto successo.Tuttavia, l'imprenditore ci è andato molto vicino, grazie a Ferdinando Lazzaro.

Quest'ultimo aveva ottenuto in appalto da Ltf-Lione Torino i lavori di preparazione del cantiere della Tav. La sua ditta, in un primo momento, si chiamava Italcoge, poi però è fallita. Dopo il fallimento, secondo il giudice delle indagini preliminari, "Lazzaro continuava di fatto a occuparsi del cantiere avvalendosi proprio di Toro" (cit. L'Espresso). L'imprenditore in pratica crea una nuova società, la Italcostruzioni, e prosegue senza problemi i lavori a Chiomonte.

Specifichiamo che Lazzaro è inquisito solo per smaltimento illecito dei rifiuti all'interno della cava di Toro. Non è indagato per attività mafiosa e i rifiuti in questione non c'entrano con il cantiere di Chiomonte. In ogni caso, non possiamo non ravvisare, con una certa preoccupazione, che il nome di uno degli imprenditori protagonisti dei lavori della Torino-Lione è finito in un'inchiesta collegata alla criminalità organizzata. Decisamente un pessimo segnale.

C'è un'altra cosa, poi, su cui vale la pena riflettere, proprio riguardo alla figura di Lazzaro. L'imprenditore partecipò l'11 settembre 2013 alla trasmissione Virus su Rai Due. Il suo nome era già finito agli onori della cronaca nazionale. Era diventato il paladino degli imprenditori "minacciati" dai No Tav, anche se le intimidazioni sono ancora tutte da dimostrare. Per Repubblica.it, però, sembrano non esserci dubbi, anche dopo i fatti di questa settimana. A tale proposito facciamo notare che in un articolo dello scorso 1 luglio (firmato da nessuno) si leggono frasi del tipo: "Ferdinando Lazzaro, titolare dell'Italcoge, azienda che lavorava al cantiere della Torino-Lione e che era finita nel mirino di atti vandalici di frange estreme dei No Tav".

Lazzaro, dicevamo, andò in Tv 9 mesi fa a perorare la sua causa. Poco dopo l'intervista concessa a Nicola Porro, un cassonetto ha preso fuoco nella sua azienda. Il giorno seguente, politici e giornalisti pro Tav "senza se e senza ma" hanno gridato subito all'attentato dei No Tav, in stile mafioso. A tale riguardo, il senatore del Pd, Stefano Esposito, dichiarò: "Lazzaro è intervenuto in trasmissione alle 23, e due ore dopo vi era un incendio nella sua cava. E' la più classica delle ritorsioni, in perfetto stile mafioso [...] Alla luce di questa situazione, credo sia necessario che il ministro Lupi estenda le tutele antimafia anche alle imprese della Valsusa" (Via Huffington Post).

Tutta questa vicenda ci dice che sugli incendi e i presunti attentati, prima di puntare il dito, sarebbe meglio iniziare a porsi qualche domanda. Ne è la riprova l'ennesimo incendio, proprio nella notte tra lunedì e martedì (guarda caso). A Traduerivi di Susa, vicino all’autostrada Torino-Bardonecchia, è andato in fiamme un rimorchio dell'azienda Gascar srl di Monza. La ditta sarebbe coinvolta in alcuni lavori legati alla Tav. Così, dal 2011, diventano almeno dieci i casi di mezzi usati per i lavori della Torino-Lione andati a fuoco in circostanze misteriose.

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