Renzi (& Berlusconi), riforme vere o col “trucco”?

Se persino i baciapile (del premier) dell’Udc hanno un scatto d’orgoglio criticando l’Italicum, allora significa proprio che la nuova legge elettorale non va.

Dallo sfarinato partitino di Pierferdy Casini tirano le orecchie a Matteo Renzi: “L’Italicum così com’è non soddisfa – afferma il vice di Cesa, Antonio De Poli - Renzi ascolti gli alleati di governo. Dobbiamo pensare ad approvare una legge giusta, non alla prossima battuta contro i gufi. La forma non può prevalere sul contenuto”.

Fra i più anti-Renzi fa spicco l’ex ministro e capo del frastagliato movimento Popolari per l’Italia Mario Mauro: “Tutti dicono di volere le riforme, ma guarda caso vogliono farle in modo che la gente non conti nulla. Meglio senatori eletti che nominati e soprattutto una legge elettorale dove si vince ottenendo la metà dei voti più uno. Riforme istituzionali sì, ma senza trucchi!”.

Possibile quando a tirare le fila c’è Silvio Berlusconi con il patto del Nazareno firmato con Renzi? L’Italia non fa bella figura in Europa, con i nostri politici a inscenare a Strasburgo lo stesso teatrino romano.

Anche Renzi non ha capito che il Parlamento europeo non è quello italiano. Così come non lo vuole capire Borghezio, che urla “Pagliaccio!” al nostro presidente del Consiglio, di fronte a un’assemblea attonita. Così come la Mussolini, che dà vita a una sceneggiata tipicamente napoletana e non si arrende all’idea che a Strasburgo non si chiede di parlare su tutto, ma solo dell’ordine del giorno. Per non citare poi Grillo, che invita pubblicamente l’Ue a non finanziare il Sud Italia perché i fondi finiscono alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta.

Non è, poi, automaticamente detto che si possano ottenere risultati positivi per il solo fatto di essere presidenti di turno per sei mesi. Per esempio la Grecia, durante il suo mandato, non li ha ottenuti. Renzi, in particolare, deve sapere che in Europa le cancellerie alle parole preferiscono i fatti. Sarebbe stato meglio quindi, anziché riferirsi a Telemaco, indicare le iniziative del Governo per giustificare le richieste di flessibilità in materia di rigore. Considerazione questa ripresa dalla stampa internazionale tesa sempre alla concretezza più che ai bei discorsi

Attacca il vicepresidente dei Popolari per l’Italia Potito Salatto: “Il problema di fondo è che non abbiamo una riconosciuta autorevolezza per mancanza di credibilità. Pensate che in Europa non capiscano che anche questo Governo annuncia, promette, non conclude nulla, malgrado addirittura indichi scadenze precise per poi, puntualmente, non rispettarle? Alzare la voce fa bene, ma bisogna avere la forza di dimostrare le proprie ragioni con atti concreti, rispetto degli impegni sottoscritti nel corso di questi ultimi anni. Il tutto mentre qualcuno di Forza Italia, perché in disaccordo con l’intervento del capo delegazione del Ppe, immagina l’uscita della delegazione italiana. Siamo alla pura follia. E’ un atteggiamento che non porta da nessuna parte, se non a fare il gioco dei socialisti europei. Sarebbe davvero deleterio, infine, se il nostro presidente del Consiglio, venisse alla fine definito, nell’ambito europeo, un “Masaniello in scala ridotta”.

Un film già visto, dopo quello messo in scena per 20 anni dall’Unto del Signore di Arcore.

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