Nichi Vendola e la tentazione di mollare tutto

I risultati elettorali deludenti, la diaspora di Sel e un futuro più che mai incerto. Il governatore della Puglia si arrende?

Nichi Vendola potrebbe lasciare la politica e prendere il primo volo per il Canada, nazionalità del suo compagno di sempre Eddy Testa (di chiare origini italiane) e paese molto aperto che il leader di Sel ammira, o almeno questo è quello che raccontano le indiscrezioni giornalistiche. Ma perché una decisione così drastica viene presa in considerazione da Vendola? Le ragioni sono molteplici, e cominciano con i risultati elettorali delle europee.

La Lista Tsipras ha sì superato, per un pelo, il 4%; ma Sel da sola non va oltre il 2,5/3%. Numeri piccoli, per un partito che sperava di rappresentare il futuro della sinistra. E, soprattutto, numeri che rendono una vera e propria incognita il futuro politico del partito. Come fare a tenere in piedi un partito del genere nell'epoca renziana? Che la cosa sia molto difficile si capisce già dal fatto che all'interno di Sel sia in corso un vero e proprio esodo: parlamentari che abbandonano la nave, altri che contemporaneamente fondano Led, altri che sono intenzionati a entrare nel Pd. Fin qui, Sel potrebbe anche reggere il colpo e tirare avanti con le sole forze di Vendola. Ma per arrivare dove?

Al momento le alternative sono due. La prima è quella di diventare la "spalla" del Pd di Renzi, una scelta che ha grosse controindicazioni: innanzitutto si rischia la marginalità e subalternità più totale, vista la sproporzione numerica che c'è tra i due partiti; inoltre allearsi con Matteo Renzi (che condivide ben poche posizioni con Sel, fatta eccezione per i diritti civili) significherebbe fare un altro passo verso l'addio alla sinistra ex comunista per diventare, infine, dei semplici riformisti. Quando Vendola dice che non vuole "morire renziano" probabilmente pensa proprio a questo.

La seconda alternativa è quella di abbandonare l'idea di un'allenza Pd-Sel e trasformarsi in un partito senza ambizioni governative, che punta a raccogliere il consenso di chi non ha mai digerito il nuovo corso del Pd. Potrebbe essere una soluzione, ma in questo campo la concorrenza è fitta e il rischio è di farsi travolgere, come insegna anche l'esperienza dell'Italia dei Valori. La situazione, insomma, è di quelle davvero difficili da gestire e che fanno pensare a tutto tranne che a un futuro politicamente roseo. Soprattutto per chi, nel periodo della "rivoluzione arancione" che portò, tra gli altri, Pisapia alla guida di Milano e Doria alla guida di Genova, coltivava ben altre ambizioni.

Da ciò deriverebbe la stanchezza di Nichi Vendola, che - una volta concluso il suo periodo da governatore della Puglia - potrebbe decidere di lasciare tutto. E così, dimenticare le tante delusioni anche personali: il risultato deludente alle primarie di coalizione (primo segnale di un declino che stava per iniziare) e soprattutto le indagini sul suo conto nell'inchiesta Ilva. Per il momento la "fuga in Canada" è smentita dal portavoce di Sel, ma se e quale futuro politico ha in mente Vendola lo si capirà davvero il 12 luglio, all'Assemblea Nazionale di Sel (o di quello che ne rimane).

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