Rimpasto di governo: tutte le ipotesi

Esteri, Interni, Giustizia: attorno a questi ministeri chiave ruotano tante ipotesi di rimpasto. Ecco cosa c'è di vero e cosa no

Le voci su un possibile rimpasto di governo sono da sempre il chiacchiericcio più gustoso per i retroscenisti e i lettori delle cronache politiche italiane: per ora nessuno conferma e nessuno smentisce, ma quelle che seguono sembrano essere qualcosa di più che semplici "voci" su un rimpasto.

La compagine renziana, uscita forte da tutte le mozioni di fiducia fin qui votate dal Parlamento e ancor più forte dai risultati delle elezioni europee 2014, si trova oggi in una complessa congiunzione astrale per la quale un rimpasto di governo sarebbe più una necessità politica che non una necessità di rafforzamento istituzionale.

Da dopo il successo le elezioni europee si rincorrono, ad esempio, voci incontrollate sulla nomina di Federica Mogherini, attualmente ministro degli Affari Esteri, come Alto commissario agli Esteri della Ue: il suo posto alla Farnesina potrebbe essere preso da Marta Dassù (sottosegretario nel governo Monti e viceministro in quello Letta) o, più probabilmente, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Politiche Ue, Sandro Gozi; altra ipotesi in campo sarebbe quella dell'ex ministro della Difesa Roberta Pinotti spostata agli Esteri, possibilità che tuttavia lascerebbe scoperto il Ministero della Difesa. Ma anche la carta Angelino Alfano è un quasi jolly per un possibile rimpasto: quasi sicuramente Alfano dovrà lasciare il Viminale, non fosse altro per aver inanellato una clamorosa sequela di imbarazzi (dal caso Shalabayeva alla conferenza stampa show sul caso Gambirasio, più altre simili su altri casi di cronaca). Impossibile dare il benservito al ministro agrigentino, che è leader di Ncd e dunque forte nel braccio di ferro politico intragovernativo; e così, dopo Giustizia e Interni, per Alfano potrebbero aprirsi le porte della Farnesina.

Al Viminale, scrive qualcuno, il premier starebbe pensando di sistemare Graziano Delrio, ipotesi controversa perchè il sottosegretario ex-sindaco di Reggio Emilia è "l'uomo-cerniera" di Renzi con l'Anci e i numerosi, e delicatissimi, apparati istituzionali. Ipotesi, tra l'altro, già circolata a dicembre e divenuta materia da briscola al Bar Mario; la vera ipotesi forte per il Viminale sarebbe Marco Minniti, senatore del PD e importantissimo sottosegretario con delega ai servizi segreti. Ipotesi che da qualche giorno sembra però essersi indebolita in virtù di un verbale d'interrogatorio di un collaboratore della 'Ndrangheta davanti ai pm di Reggio Calabria nel quale si fa il suo nome su una presunta compravendita di voti nel 1994 e nel 1996.

C'è poi l'importante casella della Giustizia: Andrea Orlando, deputato spezzino del PD ex ministro dell'Ambiente voluto direttamente da Giorgio Napolitano a via Arenula, una sorta di "garanzia" chiesta dal Quirinale sulla "riforma delle riforme", potrebbe correre per poltrona di Presidente della Regione Liguria (corsa elettorale che si terrà nel 2015. Non che ad Orlando, scrive Dagospia, faccia piacere, anzi: sembra che quella di governatore a Genova sia (o sarà) una scelta imposta dal Partito. Il motivo è semplice: impedire la corsa di Raffaella Paita in nome del rinnovamento e delle nuove pratiche renziane (Paita è moglie di Giorgio Merlo, Presidente del Porto di Genova, e fedelissima dell'attuale Presidente della Giunta Regionale Claudio Burlando).

Il tema rimpasto nella Giustizia lo avevamo affrontato già qualche giorno fa

La corsa di Orlando in Liguria libererebbe un ministero chiave, che Renzi avrebbe subito voluto affidare alla guida del pm calabrese Nicola Gratteri se non ci fosse stato il "niet" del Presidente Napolitano. Chi prenderebbe il posto di Orlando è però ancora un mezzo mistero: certamente non Alfano, in corsa per gli Esteri e che a via Arenula ha sempre confessato (ma mai pubblicamente) non tornerebbe mai.

Un'ipotesi forte potrebbe essere Maurizio Lupi, attualmente ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture: il ministro milanese ha già optato per la rinuncia al seggio europeo, ma non ha ancora sciolto le riserve su una sua possibile candidatura a sindaco di Milano. Al suo posto alle Infrastrutture però Renzi avrebbe già pronta la carta Luca Lotti (sottosegretario all’Editoria), che nelle stanze governative dei fedelissimi renziani è uno che ha tanto peso politico.

Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Chamber Of Deputies

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