Il Processo Ruby: una condanna di Berlusconi farebbe saltare le riforme?

Una settimana decisiva per l'ex Cavaliere. Una sentenza negativa potrebbe mettere a repentaglio il cammino fin qui seguito.

Il processo Ruby in appello riprende oggi con la requisitoria del procuratore generale De Petris. Passaggio che inaugura altri sette giorni di fuoco per Silvio Berlusconi e che terranno col fiato sospeso non i supporter dell'ex Cavaliere. La sentenza è infatti prevista per il 18 luglio, venerdì prossimo, in mezzo (il 15) ci sarà l'arringa difensiva degli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci, che hanno preso il posto di Niccolò Ghedini e Piero Longo e che proveranno a chiedere ai giudici che decidano di non confermare la condanna e quindi di far ripartire il dibattimento.

Il 18 luglio infatti i giudici potranno decidersi o per una sentenza, oppure ritenere che sia il caso che il processo d'appello riparta da capo. E già una decisione del genere sarebbe una vittoria fondamentale per Silvio Berlusconi, che riuscirebbe a tirare in lungo ancora il processo e allontanare da sé lo spettro di una nuova condanna definitiva (che arriverebbe, ovviamente, solo dopo la decisione della Corte di Cassazione). Ci spera Berlusconi, e ci spera per diverse ragioni, una delle quali è che una conferma della condanna metterebbe a repentaglio le riforme.

Forza Italia è già da tempo una polveriera, il Patto del Nazareno con Matteo Renzi è malsopportato dai tanti che reputano che in questo modo non si faccia altro che portare acqua al mulino del Partito Democratico, continuando nel dissanguamento elettorale di Fi. Per il momento, Berlusconi sta riuscendo a trattenere i suoi sia sulla legge elettorale Italicum che sulla riforma del Senato, ma è evidente che una nuova condanna non farebbe altro che indebolire la sua posizione e rafforzare coloro i quali sono in pressing costante per arrivare a chiudere il prima possibile con la leadership di Silvio Berlusconi.

La situazione non è poi così dissimile nel Partito Democratico: tutta la fretta che si è vista per riuscire a portare in aula la riforma del Senato è proprio frutto delle tempistiche del processo Ruby: se il 18 luglio si deciderà per una condanna nessuna potrà più avere la certezza che il cammino delle riforme prosegua. E questo anche perché una nuova condanna di Berlusconi non farebbe altro che rafforzare ulteriormente quella minoranza Pd che non ha mai sopportato che le riforme istituzionali si facessero con un pregiudicato. Facile immaginare, quindi, che anche Matteo Renzi tifi perché i giudici non si decidano per una condanna, dando al governo ancora il tempo che gli serve per arrivare a concludere quanto cominciato.

Berlusconi ci spera: confida che il suo nuovo atteggiamento moderato (ma sono solo di pochi giorni fa le esternazioni contro i giudici) possa pagare, come confida che da parte di Renzi e Napolitano (fautori delle riforme) ci sia una qualche sorta di moral suasion nei confronti della procura di Milano. Se così fosse, il prossimo capitolo in ballo dopo Italicum e Senato sarà la riforma della Giustizia, e Berlusconi spera tanto di poter mettere il suo zampino anche in quel capitolo.

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