Stop Auterità: Referendum bipartisan contro il Fiscal Compact

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Un gruppo trasversale di economisti e giuristi ha depositato in Cassazione 4 quesiti referendari contro il Fical Compact (il nome della campagna referendaria è: Stop Austerità sì alla Crescita).

Per ora non se ne sta parlando molto, ma potrebbe diventare uno di quegli argomenti su cui si giocherà gran parte della battaglia politica nel 2015. L'iniziativa, inoltre, potrebbe avere due effetti da non sottovalutare: dividere le forze politiche al loro interno e far cadere il velo di ipocrisia di quelli che si oppongono alle politiche della Troika a parole, ma che poi continuano a strizzare l'occhio ai poteri forti.

Il Comitato promotore comprende personalità provenienti dalla scuola economica keynesiana, anche se legate a partiti di differenti schieramenti. Tra le altre, ricordiamo la presenza dell'ex viceministro dell’Economia del governo Berlusconi, Mario Baldassarri, dell'ex ministro del Lavoro del governo D’Alema, Cesare Salvi, degli econnomisti Gustavo Piga (Scelta Europea) e Riccardo Realfonzo (un tempo vicino a Rifondazione Comunista), del giurista Paolo De Ioanna e del sindacalista Danilo Barbi (Cgil).

Il referendum non potrà ottenere l'abrogazione del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact: il primo è statuito in una norma costituzionale e il secondo è inserito in un trattato internazionale. Allora per aggirare l'ostacolo si punterà a rivedere le 4 disposizioni della legge n.243 del 2012, che è la norma attuativa del principio costituzionale del pareggio di bilancio. Se i quesiti passassero si metterebbero in discussione il tetto al 3% del deficit/pil e l’abbattimento in 20 anni del debito pubblico che eccede il 60% del pil.

Per una presentazione esaustiva dei quattro quesiti rimandiamo al sito del comitato promotore.

Ora bisognerà trovare 500.000 firme entro la fine di settembre. Riccardo Realfonzo si è detto fiduciso del raggiungimento dell'obiettivo:

"Vogliamo rac­co­gliere il mas­simo di ade­sioni tra le forze sociali e poli­ti­che. Per­ché il refe­ren­dum si svolga nel 2015 occor­rerà tro­vare 500 mila firme entro fine set­tem­bre. Con­tiamo mol­tis­simo sul soste­gno della Cgil e di tutte le forze sociali e poli­ti­che che con­ti­nuano a sot­to­li­neare i danni dell’austerity. Adesso hanno una buona occa­sione per pas­sare dalle chiac­chiere ai fatti. Con il referendum i cit­ta­dini potranno favo­rire l’abbandono di un approc­cio neo­li­be­ri­sta e restrit­tivo in eco­no­mia che sta met­tendo a rischio il pro­getto dell’Unione Europea"

Sicuramente ad appoggiare l'iniziativa ci saranno Sel e la "Lista Tsipras". A Tale proposito, ricordiamo che il professor Luciano Gallino, autore di Finanzcapitalismo e promotore de L'Altra Europa, ha già evidenziato in un'intervista a Il Manifesto che il referendum è un fatto molto positivo: "è impor­tante che un buon numero di cit­ta­dini si renda conto dei pro­blemi in cui siamo, oscu­rati dal silen­zio dei media".

Cosa faranno gli altri partiti? Nessuna forza conservatrice e moderata per ora si è pronunciata, tranne Fratelli d'Italia. Proprio oggi Crosetto ha dichiarato a Formiche.net: "Fin dall’inizio ho espresso la mia piena condivisione per l’iniziativa". Le altre formazioni per ora tacciono, ed è abbastanza sorprendente nel caso di Forza Italia, Lega e M5s, che in campagna elettorale hanno fatto della lotta all'austerity e ai diktat della Merkel la loro bandiera. Bisognerà vedere anche come si muoverà la minoranza del Pd.

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