Pubblica amministrazione, dov’è la riforma?

Tutti presi nel tira e molla sulla riforma del Senato e su quella elettorale passa in secondo piano la fondamentale riforma della pubblica amministrazione.

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Ieri nella conferenza stampa di presentazione del disegno di legge delega per la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche il ministro Marianna Madia ha cercato di chiarire (non riuscendoci) gli aspetti di una riforma fra le più complesse e importanti: “Lotteremo per ribaltare il rapporto coni cittadini”. Ma la “rivoluzione” pare incentrata sulla promessa che…. i certificati e le informazioni saranno on line.

E soprattutto il premier Renzi non ha mancato l’occasione per calcare la mano ed esibirsi nell’ennesimo show verbale annunciando che: “l’Italia diventerà il motore d’Europa sulle ali di questa riforma della pubblica amministrazione”, senza però precisare, di fatto, niente.

“E’ sempre più chiaro – scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore – che per il presidente del Consiglio governare significa in primo luogo suscitare una tensione emotiva negli italiani”. Vero. Ma gli italiani hanno ben altra tensione: come arrivare a fine mese! In un quadro nero: 4,8 milioni di poveri! (erano 2,4 milioni nel 2007). Quando si passerà davvero dagli annunci ai fatti? Sempre Folli: “ Il premier è arrivato al punto in cui gli annunci devono cedere il passo alle cose concrete. Altrimenti il rischio è un'inflazione di parole che produce l'effetto opposto a quello desiderato: non più una suggestione collettiva destinata a tradursi in consenso, bensì un lieve sconcerto. Gli italiani queste riforme le hanno attese fin troppo, come peraltro gli investitori stranieri”. Già.

Attacca Rossana Dettori segretaria generale della Fp Cgil: “Dopo un mese e due Consigli dei Ministri, per cercare di capire cosa ci sia nella riforma, bisogna ancora affidarsi alle conferenze stampa e alle indiscrezioni? Possibile che il Governo della velocità e del cambiamento a tutti i costi non sia stato ancora in grado o abbia deciso di rendere pubblico alcun testo? L'impressione è che si proceda per blitz pur di non dare il tempo di esprimere pareri qualificati”.

Continua Dettori: “Dato ormai quasi per assodato che con questo Governo non può esserci un confronto vero, anche se continueremo a ricercarlo per senso di responsabilità, è quantomeno paradossale che il dibattito pubblico non si possa nemmeno basare su un testo. Che poi una riforma così importante sia decisa in chiuse stanze, nella massima segretezza e soprattutto pianificata a suon di deleghe e quindi di decreti attuativi, sembra una beffa. A seguire questo metodo è pur sempre lo stesso esecutivo che a gran voce ha invocato la necessità di snellire il processo legislativo, anche attraverso leggi autoapplicative”. “La cosiddetta Riforma della Pa proposta da Renzi e Madia produrrà quindi altri decreti che si sommeranno agli oltre 750 in attesa di essere varati, in alcuni casi da anni. Ma non è dato sapere quale sia il contenuto del disegno di legge. Bisogna – conclude la sindacalista – fidarsi delle slide mostrare in conferenza stampa e della bontà delle promesse. Un visione striminzita della democrazia”.

Così sarà difficile che l’Italia cambi verso.

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