Giorgio Napolitano a La Stampa: "Grave situazione internazionale"

Intervistato da Mario Calabresi su La Stampa il Presidente della Repubblica fa il punto su Europa e Medio Oriente, ma anche sulle riforme e sulla crisi economica

Gaza, Iraq, Siria, Libano fino all'Ucraina e la Libia: sono molte le preoccupazioni del Presidente Giorgio Napolitano riportare in un'ampia intervista di Mario Calabresi pubblicata questa mattina sul quotidiano La Stampa.

Il Presidente della Repubblica fa il punto sul panorama internazionale, inquadrandolo all'interno del semestre italiano dell'Unione Europea, apertosi tra venti di guerra ed in una macroscopica crisi geopolitica internazionale che si allarga con una rapidità impressionante, in particolare sul fronte mediorientale.

Le molte crisi internazionali aperte (e mai risolte, come l'Iraq o la Siria) preoccupano non poco il Quirinale, che trova però anche motivi di critica nei confronti della diplomazia internazionale, che negli anni di crisi economica dell'occidente ha abbandonato molti fronti internazionali per concentrarsi maggiormente su quello economico e finanziario.

"Si stanno pericolosamente incrociando tensioni e conflitti con cui malamente conviviamo da molti anni e nuovi focolai di contrapposizione che hanno rotto schemi precedenti. Ovviamente, in questo momento, in primo piano emerge lo scontro tra Israele e i palestinesi. [...] Penso in particolare alle tensioni tra l’Europa, insieme con gli Stati Uniti, e la Russia per effetto della crisi ucraina, nel senso che è messa in discussione la strategia, che ormai da molti anni si era affermata, di relazioni costruttive e cooperative tra l’Occidente e Mosca. Ma non possiamo dimenticare che il dato più rilevante, prima di questi ultimi sviluppi nell’Est europeo e in Medio Oriente, era la guerra civile siriana con le sue distruzioni e i suoi massacri."

ha spiegato Napolitano a La Stampa, sottolineando come la "comunità internazionale" non abbia saputo veramente reagire diplomaticamente dopo l'11 settembre 2001, concentrandosi su fronti di guerra che hanno di fatto allargato la frattura con il mondo arabo, oggi particolarmente frammentato al suo interno ma forte nelle frange fondamentaliste, che sono state abili a riorganizzarsi negli ultimi 15 anni nonostante la "guerra al terrorismo" voluta da Bush e perseguita da Obama.

"Quali errori si siano compiuti è ovviamente materia di discussione politica prima di tutto all’interno degli Stati Uniti, ma sappiamo anche quale prezzo politico ha pagato il governo di Tony Blair per il dissenso interno che suscitò con la scelta di partecipare all’intervento in Iraq, anche se Blair continua a difenderne le ragioni ancora oggi. Al di là di queste dispute quello che obiettivamente si può rilevare è che non si è dispiegato e perseguito con efficacia un progetto più generale di consolidamento di un nuovo ordine multipolare. [...]
Gli esempi in questo momento più che mai assillanti di una tale insufficienza o impotenza politica sono stati i fallimenti dei tentativi di negoziato davvero risolutivo tra Israele e Autorità palestinese, così come il fallimento di ogni mediazione per il superamento del sanguinosissimo conflitto in Siria, dove siamo al punto che il segretario generale dell’Onu ha dovuto nominare un nuovo rappresentante, con gli stessi compiti e obbiettivi, nella persona dell’ambasciatore De Mistura."

ha detto Napolitano. Proprio sulla Siria il Presidente della Repubblica difende il non-interventismo dell'Onu e degli Stati Uniti, che ha evitato "guai maggiori". Guai che però stanno manifestandosi in Terra Santa, dove la recente escalation di violenze ed i venti di guerra che soffiano su Israele e sulla Palestina necessitano di soluzioni diplomatiche immediate e forti. In tal senso Napolitano ha spiegato le responsabilità cui sono chiamati rispettivamente Shimon Peres (recentemente incontrato proprio da Napolitano) e Abu Mazen (anch'egli di recente ospite del Quirinale):

"Quest’uomo [Shimon Peres, nda], che ha sempre tenacemente e pubblicamente creduto sia nella necessità sia nella possibilità della pace e nella prospettiva di due Stati pacificamente coesistenti, oggi lancia un estremo appello affinché cessi immediatamente il lancio di missili sul territorio di Israele, paventando altrimenti la fatale conseguenza di una occupazione della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano. Dopo il già durissimo sacrificio di vite palestinesi in conseguenza dei massicci bombardamenti su Gaza, l’invasione della Striscia costituirebbe una escalation dalle conseguenze imprevedibili. [...] Abu Mazen, che ha creduto sinceramente nella possibilità di coinvolgere Hamas in una ricerca di dialogo e di negoziato con Israele, non può che considerare una provocazione anche contro l’Autorità nazionale palestinese il rapimento e l’uccisione dei tre giovani israeliani prima e l’offensiva dei missili su Israele poi. Ora vede gravemente limitate le sue possibilità di iniziativa per il ristabilimento di un minimo di pacifica normalità."

Nella crisi mediorientale l'Europa è chiamata, spiega Napolitano, ad una grande opera di responsabilità internazionale, alla guida di un lavoro diplomatico con l'Alto Commissario Europeo per gli Esteri (ed il nuovo Alto Commissario Onu) che deve necessariamente incanalare la politica israeliana e palestinese verso un processo di pace effettivo. Sul fronte Mediterraneo invece Napolitano ha spiegato che la parte del leone, in questo momento, la fa la Libia e che è principale compito dell'Italia occuparsene, in particolare nel capitolo migranti:

"Le sfide che vengono dal Mediterraneo e che trovano la loro espressione drammatica nel massiccio flusso di migranti e di richiedenti asilo verso l’Italia e l’Europa devono avere un posto di rilievo accanto ai problemi e agli assilli provenienti da altri punti cardinali e non è necessario che io insista sull’acutezza che presenta la persistente instabilità e fragilità della situazione in Libia, che vede l’Italia – e deve vedere tutta l’Europa – impegnata in un tenace sforzo di institution building e di governabilità"

Sfide di respiro continentale ma che interessano direttamente l'Italia.

Napolitano Angered By Steinbrueck Comment

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