Nichi Vendola: "La frattura di Sel colpa del fascino di Renzi"

Attacco ai fuoriusciti del segretario di Sel nell'assemblea nazionale del partito

Nichi Vendola lo ha sempre detto: Matteo Renzi e il "nuovo PD" non gli piace. Troppo orientato al consenso (un "cattivo consigliere" ed una "chimera"), troppo popolare e troppo poco democratico. A Vendola non sono mai piaciuti gli uomini soli al comando e Renzi, su questo, è fin troppo simile al "vecchio" nemico Silvio Berlusconi.

Oggi si svolge a Roma l'assemblea nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà e per il segretario Nichi Vendola da Terlizzi le gatte da pelare sembrano non finire mai, a cominciare da quelle partenze eccellenti di molti parlamentari Sel che hanno ridotto di molto (fin quasi a farlo sparire) il peso politico della sinistra vendoliana all'interno del Parlamento.

Eppure i malumori si erano già registrati nella precedente assemblea del partito, a febbraio.

Nel suo intervento di questa mattina Vendola attacca: attacca Matteo Renzi perchè, su una questione importante come l'escalation di violenze in Terra Santa non ha mostrato una posizione chiara, lo attacca perchè incarna, il fiorentino, quello che per Vendola è uno spauracchio da scacciare: il Berlusconi di sinistra.

Lo dice chiaramente Nichi Vendola, il discorso è il classico arzigogolo di figure retoriche e parole di fine intelletto, ma lo spettro berlusconiano aleggia durante tutto l'intervento:

"Il renzismo, Renzi e il suo fascino: questo ha causato la frattura vera, il resto sono chiacchiere."

E così, con una singola frase, Vendola attacca tutti: attacca il PD (che sostiene Renzi), attacca i "fuoriusciti" (che si sarebbero inebriati dei canti delle sirene renziane), attacca Matteo Renzi, muto sulla Terra Santa e su tante altre questioni "di sinistra" alle quali "la sinistra" sembra essere diventata sorda.

Nel merito delle riforme, Vendola di fatto chiude la porta al PD:

"Al netto della propaganda del renzismo e di questo governo vedo una riforma dello Stato tutta incentrata sull'efficientamento del potere del sovrano in un clima di delegittimazione della democrazia partecipata, con il Senato ridotto a un complemento di arredo. Una specie di cornice costituzionale che fa da secondo cerchio attorno al sovrano. [...] Un ridisegno dello stato per cui il territorio e il federalismo viene ridotto a questione corruttiva, mentre si ricentralizza il potere. Oltre a questo c'è la fuoriuscita dalla società del lavoro e dalla sue conquiste novecentesche. Nella società renziana agiscono e parlano lobbies, corporations e pubblicitari. Il lavoro è un soggetto muto. Se parlasse non troverebbe nessuno ad ascoltarlo. [...] questo problema, il renzismo, ha prodotto con una rapidità inquietante una forma di conformismo in questo paese. Tutto inizia con la demagogia della riduzione dei costi. Ma io non sono sicuro che alla fine della giostra, oltre a ridurre gli attori della democrazia, si ridurranno anche i costi."

Una critica assoluta, che si allunga sul piano europeo: il tracollo della lista Tsipras, il successo clamoso del PD, le "larghe intese" a Strasburgo, tutti elementi che il leader di Sel non lesina a definire "pericolosi". Il Matteo Renzi descritto da Vendola è, in sostanza, un fannullone bugiardo: peggio, almeno così sembra se pesiamo bene le parole del governatore pugliese, persino di quel Silvio Berlusconi che per 20 anni ha spadroneggiato nella politica italiana.

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