Papa Francesco: il portavoce del Vaticano Lombardi smentisce l'"intervista" di Scalfari

A colloquio con Eugenio Scalfari, il sommo pontefice apre alla discussione sul celibato dei preti e conferma il proprio impegno contro la pedofilia nel clero e la criminalità organizzata, ma il portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, smentisce le parti principali dell'intervista

La tirata d’orecchi arriva a stretto giro di posta, in tarda mattinata, dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Le orecchie non sono quelle di uno stagista o di un praticante in attesa di diventare professionista, o, le orecchie sono quelle di Eugenio Scalfari, oltre sette decenni di giornalismo alle spalle e il titolo di fondatore de La Repubblica.

Come abbiamo documentato questa mattina, Scalfari per la terza volta in poco più di un anno ha resocontato il suo incontro in Vaticano con Papa Francesco. Tre i punti salienti toccati dal colloquio: 1) il rapporto Chiesa-mafia, 2) la questione della pedofilia nella Chiesa, 3) la questione del celibato dei preti.

A poche ore dalla pubblicazione e dalla sua diffusione sui mezzi di comunicazione, però, le parole del Sommo Pontefice sono state in gran parte smentite dal portavoce del Vaticano, Federico Lombardi, che ha invitato a prendere le distanze dall’articolo di Scalfari.

Inutile girarci intorno, per un giornalista con la storia di Scalfari, le parole di Lombardi suonano come una delegittimazione:

Tuttavia, come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore.
Se quindi si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente “intervista” apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa.

Lombardi fa riferimento, in modo particolare, alle frase in cui Papa Francesco afferma che vi siano pedofili anche fra i cardinali e a quella in cui spiega di voler trovare soluzioni a proposito della questione del celibato.

Sembra evidente che sia mancata una revisione concordata del testo dopo il colloquio: se così non fosse il portavoce del Vaticano non avrebbe disconosciuto due dei tratti salienti dell’intervista. Con questa smentita l’intervista (o il colloquio che dir si voglia) finisce in una zona d’ombra. Scalfari è andato oltre scrivendo ciò che Papa Francesco gli ha rivelato a taccuino chiuso? Papa Francesco ha superato i limiti di ciò che il Sommo Pontefice può rivelare? Padre Lombardi ha preso l’iniziativa andando a correggere un’ingenuità del Vescovo di Roma? Scalfari si è sottratto a una revisione concordata?

Davvero difficile dire dove stia la verità. La tirata d’orecchi a Scalfari, però, resta e sarà interessante capire quale sarà la reazione del navigato giornalista.

Anche perché nella chiusa l’affondo di Lombardi si fa ancora più pesante:

Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente - le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?

I lettori ingenui sarebbero, fuor di metafora, quelli del "senatore" dei giornalisti italiani e del principale quotidiano nazionale.

Papa Francesco: mafia, pedofilia e celibato, le tre sfide del suo Pontificato

Nell’ennesimo colloquio con Eugenio Scalfari, sulle pagine di Repubblica, Papa Francesco ribadisce il proprio impegno e apre a una revisione del celibato dei preti.

“Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili, tra cui ci sono anche vescovi e cardinali” dichiara papa Bergoglio che cita una cifra, quel 2% di “sacerdoti e perfino vescovi e cardinali” che portano la “lebbra” della pedofilia nella casa della Chiesa:

Uno stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede. Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo,

spiega Papa Francesco.

Nel corso dell’intervista il pontefice ricorda come il celibato sia stato stabilito nel X secolo, 900 anni dopo la morte di Cristo e come la Chiesa cattolica orientale dia la facoltà di sposarsi ai propri presbiteri:

Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.

Nessun pontefice aveva assunto una posizione così radicale contro la criminalità organizzata e, a una settimana dalla processione di Oppido Mamertina, con la statua della Madonna delle Grazie davanti alla finestra di un boss all’ergastolo ai domiciliari, papa Bergoglio ha detto che “tutto questo sta cambiando e cambierà”:

Alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso, naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara,

ha dichiarato il Pontefice ammettendo di voler approfondire la conoscenza dei fenomeni mafiosi, documentandosi con libri e saggi.

Papa Francesco

Via | Repubblica

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