Emergenza casa: quando la politica dimentica gli studenti fuorisede. L’indagine del Sunia


I costi degli alloggi in affitto continuano ad aumentare in tutte le maggiori città universitarie, aggravando un fenomeno la cui gravità arriva ad escludere intere fasce di giovani dal diritto allo studio a causa delle altissime spese complessive che le famiglie di provenienza dovrebbero sostenere.

È questo, in sintesi, il risultato del monitoraggio svolto dal sindacato inquilini Sunia (vicino alla Cgil) sull’andamento dei prezzi degli appartamenti locati agli studenti fuorisede: in queste città la forte domanda da parte di studenti ha talmente deformato il mercato da innescare un processo di aumento generalizzato anche per i residenti i quali sono espulsi da intere zone urbane. Il problema assume caratteri molto gravi per intere fasce di popolazione (single, giovani coppie, famiglie con redditi medi e bassi) che non riescono a sostenere i canoni richiesti in molte zone di queste città.

Già, il mercato… quando, nel 1998 venne approvata la legge 431, che aboliva definitivamente l’equo canone, si puntò tutto sul mercato: non ci sarebbe stato bisogno di fissare dei prezzi massimi per gli affitti. Sarebbe stato il mercato a fissarli, con il naturale incontro della domanda e dell’offerta. Naturalmente si trattava di una balla colossale (di quelle tanto care a un centrosinistra ansioso di dimostrarsi liberista) come la smania delle privatizzazioni e, più tardi, dei fondi pensione. Gli effetti di quella legge assurda sono che i prezzi degli affitti sono aumentati senza alcun controllo, facendo arrivare il costo mensile di una camera singola a 650 euro (Roma), 650 (Napoli e Milano), 700 euro (Firenze). Interi quartieri, quelli vicini alle facoltà, sono diventati inavvicinabili e sugli annunci spicca la dicitura “per studenti” che spesso significa affitto in nero, arredamento approssimativo, manutenzione minima.

Ad aggravare gli effetti della legge 431 c’è il fatto che le amministrazioni comunali (di ogni colore) non sono interessate alla sorte dei fuorisede: sono degli utenti, degli acquirenti, ma non dei portatori di diritti. I fuorisede non votano nella città dove studiano, mentre i proprietari di case che si arricchiscono evadendo le tasse sì. Non c’è quindi motivo per fare controlli e verifiche sui contratti e sull’abitabilità dei garage e dei fondi che vengono affittati: servirebbero solo a mettere in imbarazzo dei residenti votanti.

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