Intervista con Riccardo De Corato (Pdl)

La storia di Riccardo De Corato si perde nei meandri della Prima Repubblica, durante la quale fu uno dei più fieri nemici delle logiche quadri e penta-partitiche della Milano da bere. Eletto per la prima volta consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale-Destra Nazionale nel 1985, si fa conoscere per la tenacia con la quale ricopre il ruolo di spina nel fianco delle vecchie giunte socialiste, in particolare quella Pillitteri. L'opposizione del politico barese (per la precisione nativo di Andria) è talmente dura e fattiva da guadagnarsi anche la stima dell'opposizione di sinistra, con la quale condurrà alcune battaglie congiunte in anni in cui la contrapposizione tra gli estremi era feroce.

Il salto di qualità avverrà dopo Tangentopoli, con l'elezione in Senato nel 94 e la nomina a vice-sindaco poi confermata nel 2006. Incontriamo De Corato a margine della Festa delle Libertà.

De Corato, lei che è un politico di lungo corso come ha vissuto la fusione tra Alleanza Nazionale e Forza Italia nel Popolo delle Libertà?

Appare quasi irritato, NdR. "Ancora stiamo a farci queste domande? Ormai è fatta. Noi qui governiamo da quindici anni e abbiamo cominciato undici anni fa a mettere in pratica ciò che la politica nazionale ha capito solo ora."

La sua storia viene da lontano. Prima l'Msi, poi An e ora il Pdl. Era lecito attendersi qualche resistenza...

Noialtri siamo stati gli antesignani del Pdl, e ciò che è stato sancito solo ora a livello nazionale, a Milano esisteva ed era condiviso da un pezzo.

Lei ha sempre incentrato la sua politica su Milano, nonostante sia stato eletto più volte in Parlamento. Sarà questo il suo intendimento anche in futuro o per così dire, spiccherà il volo definitivo verso Roma?

"Io? No, io rimango qui. Dove devo andare? Sono stato in Parlamento per 5 legislature, tre da senatore, due alla Camera, eletto dai milanesi. Essere parlamentare di Milano significa avere un legame forte con la città, al punto che alla gente non sembra neanche che il sottoscritto sia un deputato, lo so."

Parlando di politica locale, un problema molto sentito è quello degli accampamenti abusivi di zingari, come procedono gli sgomberi?

"Gli zingari li mandiamo via, alla Bovisasca ne abbiamo mandati via 800 nonostante il cardinale..." (accenno alle reazioni della Diocesi milanese e del cardinal Tettamanzi allo sgombero, NdR)

L'impressione però è che più che sgomberi si tratti di semplici spostamenti da un posto all'altro. E spesso ritornano.

"Ho capito, ma se tornano che dobbiamo fare? Non possiamo erigere muri in una zona che tra l'altro è proprietà delle Ferrovie" (nuovo accenno alla Bovisa, NdR)

Molti rimpiangono Matteo Salvini, ora deputato anche lui, e le manifestazioni che organizzava per tenere alta la tensione sul problema.

"Ma noi non dobbiamo manifestare, dobbiamo mandarli via. Non c'è bisogno di Salvini; li mandiamo via con o senza Salvini come già abbiamo fatto e faremo anche in futuro."

E quando c'è la volontà...

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