Italia vicina al "cataclisma istituzionale": il gioco dell'oca dei partiti

Il 23 dicembre, due giorni prima di Natale, è la data scelta dal “Celeste” governatore della Lombardia Roberto Formigoni per il voto regionale dopo il ko della sua giunta. Con l’aria che tira – l’antipolitica alle stelle, il distacco abissale dei cittadini dai partiti, un astensionismo che corre verso il 50% - i leader del Pdl, Pd, Udc ecc. potrebbero scegliere il 31 dicembre, magari la mezzanotte di San Silvestro, per chiamare gli italiani al voto politico.

Tanto che cambia? Oppure è l’unico modo per tentare di stoppare gli elettori crescenti del partito di Beppe Grillo, con i sondaggi verso il 20%? Siamo al gioco dell’oca: un anno poco meno del governo Monti e i partiti sono tornati al punto di partenza.

Il berlusconismo e l’antiberlusconismo, collante di due schieramenti contrapposti, è sfumato fin quasi a scomparire. Che resta e chi resta? I due blocchi si sono scomposti (e questo non è male perché il bipolarismo coatto imponeva matrimoni illegittimi fra partiti troppo diversi l’un l’altro) ma la ricomposizione non c’è e addirittura avanza lo sgretolamento all’interno dei singoli partiti, a cominciare dai due più grossi, Pdl e Pd.

Poteva durare un partito nato dal “predellino” di un’auto per volere di un padre-padrone solo interessato a inventarsi una copertura politica e istituzionale in grado di salvaguardarlo sul piano dei processi pendenti e su quello del mega business personale? E sull’altro fronte, quello del Pd, come lamentarsi per la guerra interna delle primarie, quando era lo stesso Massimo D’Alema (allora portavoce di molti) – lo stesso lider Maximo oggi in odore di rottamazione – a definire il proprio partito una “amalgama non riuscita”, fra ex comunisti e cosiddetta sinistra ex diccì?

Allo stato attuale, Pdl fuori dal governo, An liquefatta, così come la Lega, con il corollario di scandali vari e milioni di voti in libertà. Idem – più o meno – per il Pd, costretto a dire sì ai duri colpi di Monti, regge nei sondaggi ma non guadagna un elettorale della vasta prateria abbandonata dagli avversari. E il cosiddetto Grande centro? Lasciamo perdere. Così come sorvoliamo sui Di Pietro, Vendola, Grillo e altri attori e comparse del Circo Barnum.

Scrive oggi Mario Sechi: “Una situazione simile è da cataclisma istituzionale. Ci sono tutte le premesse per un risultato elettorale segnato dalla balcanizzazione del Parlamento e dall’ingovernabilità. Prepariamoci al peggio”. E il cazzeggio – dei partiti e nei partiti - continua. E gli italiani stanno a guardare.

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