Renzi-Berlusconi, una mano lava l’altra. Ma l’Italia resta la Cenerentola d’Europa

Sia Matteo Renzi che Silvio Berlusconi, usando entrambi carota e bastone, hanno chiesto ieri ai rispettivi gruppi parlamentari e ai rispettivi partiti piena fiducia e conferma del Patto del Nazareno per fare la riforma del Senato e quella elettorale.

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Mai come in questo caso vale il detto: “Una mano lava l’altra”. Al premier-segretario servono i parlamentari in mano all’ex Cav per “domare” i dissidenti del proprio partito (Pd) e gli scontenti centristi della maggioranza tenuta col cerotto, da Alfano a Mauro&C e soprattutto per continuare a giocare su due tavoli, nel ping pong con Beppe Grillo.

In gioco c’è la credibilità del “rottamatore” sulle riforme, ben oltre il passaggio comunque fondamentale del nuovo Senato e dell’Italicum, una lotta contro il tempo in modo che gli italiani possono dire: “Ecco finalmente un premier e un governo che agli annunci fanno seguire i fatti!”.

A Berlusconi la partnership con Renzi è indispensabile come l’aria per respirare, magari aria inquinata, ma pur sempre aria, senza la quale si passa … a miglior vita.

Dice Stefano Folli: “Berlusconi ha solo una carta da giocare: investire in Renzi, credere in lui, sperare che il premier si consolidi. Il Cavaliere punta a essere il partner minoritario ma comunque considerato e influente di un accordo che riguarda la riforma del Senato e la legge elettorale, ma che in prospettiva riguarda anche altri aspetti. Berlusconi si gioca così la possibilità di essere riconosciuto come interlocutore sul piano delle riforme anche per far dimenticare che si sta parlando di un uomo condannato. Poi ci sono altri motivi per così dire “segreti” di questo accordo quali la speranza di una grazia futura e del fatto che Renzi possa essere l’elemento che meglio può garantire la conservazione del patrimonio di Berlusconi”.

Non c’è che dire: un patto ad uso e consumo dei due maggiori contraenti, un patto contraddittorio e inquietante. Il nodo politico è che così facendo Renzi pone Berlusconi non come partner “aggiuntivo” ma come partner “decisivo” per fare le riforme. Il che dà all’ex premier un grande potere, anche quello del ricatto: “Io ti faccio fare le riforme in cambio di un salvacondotto”.

Ora, mentre qui si gioca alla “ruzzola” nella sagra paesana, il nuovo “capo” della Ue Jean Claude Juncher, incassata la maggioranza assoluta, non pare condizionata dal 41% dei voti del Pd di Renzi e tiene la barra dritta: no alla flessibilità, no alla renziana Mongherini agli esteri, no alle velleità dell’Italia renziana di spostare i rapporti di forza interni all’unione.

Come dire, Renzi giochi con Berlusconi la solita partitella del campionato di serie B ma la vera partita è affar nostro, specie sui temi centrali quali la politica di bilancio e quella estera.

Qui siamo, tale e quale a prima, Renzi o non Renzi. E se la situazione resta questa di certo c’è la mannaia autunnale di una nuova stangata. Poi, di gran corsa, il nuovo ricorso alle urne in primavera. Già.

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