Processo Ruby, le motivazioni dell'assoluzione. Si dimette il giudice che aveva chiesto la condanna

Secondo i giudici "non vi è prova della ascrivibilità a Berlusconi di una intimidazione costrittiva nei confronti" del funzionario di Polizia che affidò Ruby a Nicole Minetti.


A poche ore dalla pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui Silvio Berlusconi è stato assolto nel "processo Ruby", arrivano le dimissioni di Enrico Tranfa, presidente del collegio della Corte d'Appello di Milano nel processo. Si tratta chiaramente di un gesto di dissenso nei confronti della decisione maturata dal suo collegio di assolvere l'ex premier.

Tranfa si è dimesso subito dopo aver firmato ieri le 330 pagine della motivazioni della sentenza d’appello Berlusconi-Ruby, frutto della camera di consiglio del 18 luglio scorso e dei mesi di confronto con i colleghi Locurto e Puccinelli. In magistratura da 39 anni, ha deciso di andare in pensione con 15 mesi di anticipo sul previsto senza rilasciare dichiarazioni o comunicazioni al Csm.

Berlusconi assolto perché non è provato che conoscesse l'età della ragazza


Giovedì 16 ottobre 2014

- Sono arrivate oggi, dopo tre mesi dalla sentenza, le motivazioni dell'assoluzione di Silvio Berlusconi per il cosiddetto "processo Ruby". Ricordiamo che in primo grado l'ex Cavaliere era stato condannato a sette anni, mentre in appello è stato assolto e i giudici hanno spiegato il perché: "non è provato che conoscesse la vera età di Ruby".
Il giudice relatore Concetta Locurto ha scritto che è stata acquisita "prova certa dell'esercizio di attività prostitutiva ad Arcore in occasione delle serate cui partecipò Karima El Mahroug". Inoltre è stata esclusa che la "costrizione mediante minaccia" fosse "l'unico strumento per riuscire a ottenere l'affidamento" di Ruby a Nicole Minetti.
Secondo i giudici tra Ruby e Berlusconi ci furono effettivamente atti sessuali, ma l'ex Premier non sapeva che fosse minorenne, lo sapeva, invece, quando telefonò in Questura il 27 maggio 2010 per farla affidare a Nicole Minetti. Tuttavia "non vi è prova della ascrivibilità a Berlusconi di una intimidazione costrittiva" nei confronti del funzionario di Polizia.

Berlusconi: "Sono commosso"


Venerdì 18 luglio 2014

17:40 Arriva anche il commento di Ruby, o Karima el-Mahroug, attorno a cui ha ruotato il processo. "Sono felicissima non solo per Silvio Berlusconi ma anche per me, non ci speravo".

15:50 Commossa anche Francesca Pascale. La compagna di Berlusconi, reduce dalla festa per il 29esimo compleanno, commenta: "È il giorno più bello della mia vita, ho pianto come una bambina. Giustizia è fatta".

15:40 Arrivano anche le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, che proprio stamattina era all'istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone per i servizi sociali. Lì ha appreso la notizia dell'assoluzione ed è stato raggiunto dai sostenitori. "Sono profondamente commosso: solo coloro che mi sono stati vicini in questi anni sanno quello che ho sofferto per un’accusa ingiusta e infamante" ha dichiarato l'ex premier in una nota, in cui tra l'altro aggiunge

Un pensiero di rispetto va poi alla Magistratura, che ha dato oggi una conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli.

Infine

Il percorso politico di Forza Italia non cambia. Credo che questo sia nell’interesse dell’Italia, della democrazia, della libertà.

14:30 Festeggiano gli avvocati di Silvio Berlusconi. Per Franco Coppi, è "una sentenza oltre le più rosee previsioni. Questo processo non poteva che concludersi con un'assoluzione piena. Se dovessi fare una lezione all'università porterei questo processo come esempio di una condotta che non costituisce reato".

13:05 Appena uscita la sentenza d'appello: assolto Silvio Berlusconi.
Berlusconi era accusato di concussione e prostituzione minorile. In primo grado era stato condannato a 7 anni. Sull'accusa di concussione, i giudici hanno ritenuto che il fatto "non sussiste", mentre per la prostituzione hanno stabilito che "il fatto non costituisce reato".

Aggiornamento 18 luglio. È prevista per oggi la sentenza di appello dei giudici di Milano sul processo Ruby. Per Berlusconi la decisione potrebbe arrivare già nel pomeriggio (ma non è detto che arrivi necessariamente oggi), e nonostante l'arringa difensiva sembri aver funzionato e nonostante ci sia la forte possibilità di una riduzione della condanna (i sette anni in primo grado sono sembrati eccessivi a molti), ogni decisione che sia comunque di condanna suonerà come un colpo terribile inferto al Cavaliere e (forse) anche alle riforme imbastite col governo Renzi.

Su quest'ultimo punto, va detto, ci sono due scuole di pensiero. Chi pensa che con una condanna Berlusconi tornerà battagliero e pronto a riprendere la guida dell'ala dura del partito, chi pensa che rimarrà invece fedele al Patto del Nazareno nella speranza che questo lo aiuti nel prosieguo delle sue vicende giudiziarie. Ma in quest'ultimo caso Forza Italia e le sue anime divise si preparano allo scontro finale.

Processo Ruby: in arrivo la sentenza su Berlusconi

Venerdì 18 luglio potrebbe essere il giorno X per il processo Ruby, il giorno in cui Silvio Berlusconi si vedrà confermata o meno la sentenza di condanna di primo grado. "Potrebbe essere", però, perché c'è anche la possibilità che la decisione richieda tempi più lunghi, e soprattutto perché c'è la possibilità che i giudici decidano di far ripartire da capo tutto il processo. Giornate cruciali per il leader di Forza Italia quindi, che aspetta di scoprire se il suo nuovo atteggiamento moderato (anche se non è passato molto dalle sue ultime invettive contro i giudici) e soprattutto il suo ruolo cruciale nelle riforme pagheranno.

Che esista anche solo la possibilità che cose del genere influiscano su una sentenza non è dato sapere, quel che è stranoto è che Berlusconi è convinto che le cose vadano così. Ragion per cui è facile prevedere che da questa sentenza passi anche il cammino dell'Italicum e della riforma del Senato: una sentenza di condanna renderebbe tutto più difficile, qualsiasi cosa che regali ancora tempo prezioso sarà invece accolta favorevolmente dall'ex Cavaliere e anche da Matteo Renzi, che eviterà così di vedere il suo partner riformatore far saltare il tavolo.

Paradossalmente, all'interno di Forza Italia potrebbe invece esserci chi si augura che le cose per l'ex Cavaliere vadano male, si tratta dei dissidenti che coltivano la speranza che una sentenza negativa nel processo Ruby faccia saltare il tavolo delle riforme e riconsegni loro il leader combattivo che conoscano. Finché dura, almeno, perché è evidente che in tutta l'ebollizione di Fi gioca un ruolo importante la successione della leadership di partito.

Ma che cosa rischia Berlusconi? Al di là del fatto che per la eventuale condanna definitiva bisogna ovviamente aspettare la Corte di Cassazione, l'ex premier potrebbe vedersi confermata la pesante condanna a sette anni che ha ricevuto in primo grado. Sette anni di cui uno solo per la prostituzione minorile e ben sei per la concussione, ovvero la vicenda della telefonata alla questura. Una ripartizione delle pene che lascia sorpresi i profani della materia e che comunque porta nuovi e inaspettati difensori votati alla causa berlusconiana, che arrivano incredibilmente dalle parti del Fatto Quotidiano.

Ebbene sì, il quotidiano più antiberlusconiano della Terra per una volta si prodiga in difesa del leader di Forza Italia, e lo fa con una delle sue firme storiche (nonché fondatore) Marco Lillo, che scrive:

Per una volta i legali di Berlusconi non hanno tutti i torti: la condanna di primo grado nel caso Ruby non sta in piedi. Se la pena fosse ridotta in appello non sarebbe uno scandalo. La condanna a sei anni (più l’anno per prostituzione minorile) per la telefonata del 27 maggio 2010 con il dottor Piero Ostuni, punisce troppo severamente Berlusconi e assegna alla Questura la patente immeritata di vittima.

La questione è complessa e ha al suo fondamento la riforma Severino del 2012, che ha modificato il reato di concussione. Berlusconi è stato condannato per concussione per costrizione, il che rende il capo di gabinetto della Questura una vittima. Se fosse stato condannato per concussione per induzione, invece, questo sarebbe stato un complice.

La scelta di contestare la costrizione è figlia della posizione assunta dal Procuratore Edmondo Bruti Liberati, che il 2 novembre 2010, dichiarò: “La Questura ha operato correttamente con Ruby”. Anche per il Procuratore della Corte d’Appello Piero De Petris, la “concussione è per costrizione” perché nelle parole di Berlusconi quella notte c’era “una minaccia implicita, un intento intimidatorio che emerge lampante”. La prova? Secondo De Petris, i funzionari della Questura si accorsero subito che Ruby non era la nipote di Mubarak ma non dissero nulla al premier proprio per il loro stato di costrizione. La tesi è debole.

Secondo il Fatto Quotidiano, insomma, la decisione di procedere con la concussione per costrizione nasce più che altro per non toccare la Questura. Poco importa se per questo si sia dovuto affibbiare a Berlusconi una condanna troppo pesante. Se in appello le cose saranno riviste lo sapremo, forse, venerdì, il giorno della sentenza sul processo Ruby.

Silvio Berlusconi reato prescritto Caso Unipol

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