Vertice Ue, si rinvia tutto al 30 agosto

Si cerca di tenere sulla nomina del ministro degli Esteri italiano, mentre al coro di critiche si aggiunge anche il Wall Street Journal. Decisione rinviata al 30 agosto

Aggiornamento 17 luglio, ore 09.28 - Tutto rinviato a fine agosto. Di fatto la nottata "di fuoco" non ha portato a nulla ed il vertice europeo sulle nomine (in particolare sulla nomina ad Alto commissario agli esteri) è rinviato a quando si tornerà dalle spiagge.

Il nome di Federica Mogherini, insomma, non convince in Europa: troppo inesperta secondo alcuni, troppo vicina a Putin secondo altri, ieri Hollande e Merkel hanno cercato in ogni modo di convincere Renzi a buttare altre carte sul tavolo, ricevendo un chiaro "niet" dal rottamatore italiano.

Addirittura pare che Hollande abbia sfoderato il nome di Emma Bonino, chiedendo al telefono a Renzi il perchè non abbia preso in considerazione il nome dell'ex ministro degli esteri, che è molto apprezzata in campo internazionale. La risposta non la sappiamo, sappiamo però che se non è Mogherini è D'Alema, e anche su questo nome l'Europa si spacca: troppo vicino alla causa palestinese secondo alcuni, "vecchio volpone" stimabile per altri, il rischio è che quello del politico salentino sia un altro nome che possa dividere.

Vertice Ue, rinviato lo scontro su Mogherini


Aggiornamento 20.59

. L'ha detto per prima Angela Merkel: "Non credo che questa sera si decideranno le nomine". E la cosa sembra confermata: si va verso un rinvio, addirittura di oltre un mese se è vero che il prossimo vertice si terrà a fine agosto. I paesi contrari alla nomina di Federica Mogherini agli Esteri cercano di trattare con l'Italia, spingendo per Enrico Letta presidente del Consiglio Europeo, per poi puntare come Lady Pesc sulla bulgara Kristalina Georgieva, attuale commissario europeo per gli aiuti umanitari. "Non sono candidata, e non ho niente da aggiungere a questo", ha invece risposto la premier danese Helle Thorning-Schmidt a chi le chiedeva se dal vertice Ue di oggi sarebbe uscita presidente del Consiglio europeo. L'unico punto fermo, è che la prossima nomina di punta (quale che sia) apparterrà alla famiglia socialista. (fine aggiornamento)

Matteo Renzi sembra non avere nessuna intenzione di cedere, quanto meno non sull'italianità di chi dovrà guidare il ministero degli Esteri Europei (che più correttamente andrebbe chiamato Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune), tanto da far sapere che se il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini sarà bocciato, allora si tenterà la strada dell'ex titolare della Farnesina Massimo D'Alema, che proprio in quel ruolo ha ricevuto i suoi maggiori apprezzamenti.

Per il momento, però, si tiene duro sul nome di Mogherini, mentre sta per prendere l'avvio il vertice straordinario Ue che proprio di questo e di altre nomine dovrà discutere (e che potrebbe essere rinviato visto il ritardo con cui Renzi si sta recando a Bruxelles). Oggi, quindi, è la giornata cruciale, che segue l'elezione di Juncker e l'enunciazione del suo piano per la crescita. A favore dell'elezione di Mogherini a Lady Pesc si sono schierati la maggior parte dei paesi e anche nomi di peso del Ppe, a cui ha dato voce Alfano: "Questa è la nostra posizione ed è la posizione che, sono certo, prenderà tutto il Ppe. Del resto dopo che la sinistra ha approvato l'elezione di Juncker, ogni stop popolare sarebbe inaccettabile. L'Italia è in grado di guidare la politica estera europea".

In favore di Federica Mogherini si è levata anche la voce del presidente del Parlamento Schulz: "Penso che sia un eccellente candidato, ha un ottimo profilo ed ha ancora molte chance. Mi hanno molto stupito le critiche, ieri dicevano che era troppo giovane, io la conosco da anni: ha una buona esperienza sui temi internazionali ed è il ministro degli Esteri di un grande Paese industrializzato". Ma allora, chi è contro il nostro ministro degli Esteri? Si tratta principalmente di alcuni dei paesi dell'Est Europa - che le rimproverano una presunta morbidezza nei confronti di Putin - guidati dalla Lituania. Paesi che appoggiano la bulgara Kristalina Georgieva (Ppe).

Una situazione in cui non sono giunte in aiuto le parole dell'editorialista Sohrab Ahmari del Wall Street Journal, che le rimprovera una "totale mancanza di leadership": "Ha frequentato le scuole giuste, ha seguito i corsi di laurea giusti, ha fatto gli stage giusti, è stata membro dei giusti gruppi socialisti giovanili, tuttavia non c'è niente nel suo curriculum che si possa indicare come crogiolo di leadership". Non solo, la sua colpa sarebbe anche quella di essersi fatta fotografare da Arafat e, di nuovo, il fatto di essersi recata in Russia da Putin e le sue posizioni sull'acquedotto South Stream che taglierebbe fuori l'Ucraina.

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