Crisi, “cratere” che ingoia l’Italia. Renzi, se ci sei batti un colpo!

Dopo le ultime denunce Istat e Caritas sull’impoverimento degli italiani i dati di ieri della Uil descrivono ulteriormente uno scenario della crisi inquietante. Nel contrasto alla povertà il governo si è mosso col passo della tartaruga … in letargo, limitandosi ai soliti annunci del “faremo”.


Finora il risultato di tante belle parole e intenzioni lodevolissime è stato pari a zero. Le famiglie italiane hanno bisogno di misure concrete, immediate, coraggiose, capaci di incidere in modo strutturale sulla vita di tutti i giorni. Gli 80 euro sono stati un'iniziativa costosa e popolare (di stampo elettoralistico) ma, a conti fatti, per nulla efficace sulla capacità di spesa dei cittadini.

Dice il vicesegretario dell’Udc Antonio De Poli: “Se Renzi non interverrà tempestivamente c'è il rischio di toccare un punto di non ritorno sul fronte del lavoro. E' evidente che il suo Jobs Act non è sufficiente, servono misure più coraggiose e rivolte ai giovani, l'auspicio è che non si perda ulteriore tempo dietro a sterili dibattiti intrapartitici a cui il Pd, finora, ci ha abituato".

Il rapporto della Uil:”No pil? No job” non fa che confermare la gravità della situazione in cui versa l’Italia. Nel 2013 la crisi ha colpito molto duramente oltre 13 milioni di persone. In sintesi, questo il quadro: 1 persona su 3 in età lavorativa, nel 2013, ha conosciuto forme di sofferenza e insicurezza occupazionale. Si tratta di quasi 13 milioni di donne e uomini, in aumento del 42,6% rispetto al 2008 (3,9 milioni di persone in più) che hanno un lavoro instabile, che hanno subito una riduzione di orario, che sono alla ricerca di un posto di lavoro, che sono stati sospesi dal lavoro o “peggio” hanno perso il posto a causa della crisi.

Nello specifico, nel solo 2013, 4,2 milioni di persone hanno vissuto l’esperienza degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità, ASPI e mini ASPI), con un aumento del 57% rispetto al 2008 (1,5 milioni di persone in più); 3,1 milioni di persone sono alla ricerca attiva di un posto di lavoro, in aumento dell’83,8% rispetto al 2008 (1,4 milioni di persone in più); 1,8 milioni sono le persone che, rassegnate, un lavoro neanche lo cercano. È aumentato, inoltre, il ricorso al part-time involontario (70,1% in più), con circa 500 mila persone coinvolte; 2,2 milioni di persone hanno un lavoro a termine; infine oltre 1 milione di persone ha un contratto di lavoro non subordinato (collaborazioni, buoni lavoro, tirocini), ma che in realtà nasconde rapporti di lavoro dipendente. A questi andrebbero aggiunti ulteriori 400 mila persone che, pur lavorando con partita IVA, svolgono di fatto lavoro subordinato.

Nell’insieme di questi 6 anni di crisi, è sparito 1 milione di posti di lavoro, di cui più della metà riguarda l’occupazione dipendente; il tasso di disoccupazione passa dal 6,7% del 2008 al 12,2% nel 2013, quello giovanile dal 21,3% del 2008 al 40% nel 2013 (quasi raddoppiato). La sofferenza, tuttavia, non si misura soltanto con la quantità ma, anche, con la qualità del lavoro e delle retribuzioni.

Anche il reddito medio da lavoro dipendente e assimilato segna il passo in questo periodo, ed è un ulteriore parametro indicativo dello stato di salute del nostro sistema produttivo. Si è passati dagli oltre 21,1 milioni di contribuenti del 2008 ai 20,8 milioni del 2013; il reddito medio imponibile è passato dai 19.640 euro del 2008 ai 20.282 euro del 2013, crescendo molto al di sotto dell’indice dei prezzi al consumo.

Questi sono alcuni dati del Rapporto curato dal Servizio Politiche Territoriali e del Lavoro della UIL “NO PIL? NO JOB”, che mostra come e con quale intensità la crisi abbia creato un “cratere” nel nostro tessuto sociale e produttivo.

Matteo Renzi Government To Face Confidence Vote At The Italian Chamber Of Deputies

L’Italia fabbrica di miseria. E il premier Renzi? Su tutt’altre faccende affaccendato …

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