Renzi, la Mogherini c’è. Dov’è la politica estera italiana?

Al premier Renzi non manca solo la padronanza della lingua inglese ma la capacità di comprendere “come si sta” fuori dai confini nazionali e fuori dalla cerchia di cortigiani e alleati di comodo.

mogherini


Non c’è bisogno di scomodare De Gasperi, Andreotti, Moro – ma neppure Fanfani, Craxi o Spadolini – per misurare la distanza che separa l’attuale premier dai suoi colleghi dell’Italia della prima Repubblica.

Non è solo questione di “stile”, anche se a livello internazionale la diplomazia è parte della politica e quindi l'arte di come si sta e ci si muove, fa sostanza. Quale conseguenza (ilarità? Battutine al vetriolo?) può produrre nella Ue la risposta del nostro premier nonché presidente di turno dell’Unione (“Potevano avvertirmi con un sms e mi risparmiavo il viaggio”) allo stallo sulla Mogherini?

In tal modo, Renzi, più che leader del più grosso partito italiano e capo del governo pare il “rottamatore” della Leopolda o del ping pong con Grillo, per non scomodare gli anni verdi delle comparaste televisive del giovin Matteo con Mike Bongiorno. Il peggio dell’Italia basterebbe lasciarlo ai maleodoranti ricordi di un Borghezio e, oggi, all’avanspettacolo offerto dalla tarlata Mussolini. Senza scomodare Silvio Berlusconi, che è meglio.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Insomma, c'è parecchio da imparare quando si è lontani da Roma. Se si è costretti a chiedere rispetto, vuol dire che il problema esiste. Ed è plausibile che qualcuno fra i nostri partner voglia far pagare al premier italiano questo suo tratto vagamente presuntuoso o che appare tale. Al di là del caso Mogherini, che sarà risolto, adesso è in ballo il successo del semestre ed è questo il punto su cui Renzi farebbe bene a riflettere”.

Già. Ma chi glielo dice al premier? La Serracchiani? Il nodo è un altro e riguarda lo scacchiere internazionale, in particolare la politica estera italiana.

Scrive Paolo Messa: “La verità è che l’Italia – come l’Europa – è circondata da un numero ormai insostenibile di crisi regionali e che ciascuna nazione cerca di affrontarle dal punto di vista del proprio interesse. Nulla di scandaloso. Il punto però è essere consapevoli che la politica estera non è altra cosa dalla politica interna. L’identità del Paese sullo scacchiere internazionale ed il suo sistema di alleanze non è argomento da geometrie variabili a seconda delle convenienze temporanee. L’ambizione di conquistare la leadership europea della Pesc va coltivata, senza tentennamenti. Sapendo però che le relazioni di Roma con Mosca, Washington, Berlino, Tripoli, Tel Aviv e così via non sono un tema ad appannaggio (nel bene e nel male) della sola Mogherini ma riguardano tutto il governo, tutto il Paese”.

Insomma, Renzi una Mogherini ce l’ha. Si tratta ora di capire se l’Italia ha una sua politica estera. La triste vicenda dei due marò in India la dicono lunga sul nostro status internazionale ben più preoccupante dei sorrisi della Mogherini.

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