Decreto Tremonti sull'editoria: sei volte incostituzionale

da https://www.flickr.com/photos/mongibeddu/2884055947/, album di mongibeddu"La nostra Carta tutela le cooperative editoriali e il governo non può cancellare il legittimo affidamento sui fondi pubblici garantiti per legge. E’ possibile ricorrere al giudice per avere il risarcimento da parte dello stato. Il decreto Tremonti che taglia i fondi all’editoria è illegittimo e incostituzionale".

Così parla Alessandro Pace, professore ordinario di diritto costituzionale all’università La Sapienza di Roma e presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, in un'intervista molto interessante e istruttiva rilasciata a Matteo Bartocci de Il Manifesto. Un documento di 12 pagine appena consegnato a Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative editoriali, che può costituire la base di una citazione in giudizio del ministero dell’Economia contro i tagli all’informazione.

"Oltre alla diminuzione drastica dei fondi pubblici il problema è di sostanza", spiega Pace, secondo cui il decreto viola ben 6 articoli della Costituzione: 3 [primo e secondo comma], 21, 41, 45, 49 e 81. "C’è un palese vizio di irragionevolezza che viola l’articolo 3 della nostra Carta: l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge".

Il decreto leva più soldi a chi ne ha di meno e ne toglie di meno a chi ne ha di più. E cambia la natura dei contributi dello stato, che da diritto soggettivo diventano un’elargizione discrezionale, anno per anno, della pubblica amministrazione.

"Il governo ha presentato questo decreto legge come una finanziaria anticipata. E prevede che le poste di bilancio possono essere variate con un semplice decreto del ministro dell’Economia. Ma l’art. 81 della Costituzione prevede che la legge e solo la legge può determinare la distribuzione dei fondi pubblici. Non è certo Tremonti che può gestirli a piacimento."

E' un momento decisivo per la libertà e il pluralismo dell'informazione italiana: non bastano appelli generici, è una questione troppo importante per lasciarla in pasto ai pescecani di governo.

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