L'Economist attacca Mogherini e propone Bonino Mrs Pesc

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La stampa anglosassone torna ad attaccare il nostro ministro degli Esteri, Federica Mogherini. Dopo il Financial Times e il Wall Street Journal è il turno dell'Economist, che ieri ha definito la candidata italiana ad Alto Rappresentante della politica estera Ue come inesperta e filo-russa. Ecco cosa ha scritto il settimanale londinese:

"Sulla carta la sig.ra Mogherini sembra il nome giusto: giovane (appena 41 anni), brillante, sobria e laboriosa. Ma ha due fattori che le giocano contro. Il primo è la mancanza di esperienza, è stata appena quattro mesi ministro degli esteri italiano. Il secondo, problema più rilevante, è il suo rapporto con la Russia. Il suo primo viaggio all'estero durante il semestre di presidenza in Italia della Ue è stata a Kiev e poi a Mosca, dove, parlando di Ucraina, ha implicitamente accettato gli interessi della Russia. Peggio ancora, ha accolto positivamente la dipendenza energetica dell'Unione europea nei confronti della Russia, sostenendo il controverso gasdotto South Stream che aiuterebbe la Ue a importare più gas russo, bypassando l'Ucraina"

Queste critiche, ampiamente sviscerate nei giorni scorsi sulla stampa internazionale, continuano ad apparire pretestuose. Se è vero che sulla questione del gasdotto una certa ambiguità c'è, sembra eccessivo dipingere il nostro ministro come "connivente" con la politica di Putin. Sulla questione dell'Ucraina, tra l'altro, la Ue non ha affatto una posizione limpida e non è detto che andare al muro contro muro alla lunga giovi.

Per quanto concerne, poi, la tanto decantata inesperienza e incapacità della Mogherini non siamo per nulla d'accordo con la stampa anglosassone. Ci pare un argomento un po' meschino, soprattutto se si tiene presente che in passato ha sostenuto la nomina di Catherine Ashton (Rappresentante Pesc uscente). Quest'ultima non si è certo distinta come una personalità brillante durante il suo mandato: ha accumulato ritardi sulle questioni più importanti e sulla "rivolta" ucraina il suo ruolo è stato inesistente. Eppure una certa esperienza in ambito Ue l'aveva accumulata durante la sua carriera.

Inoltre, a Mogherini, come al nostro candidato alternativo D'Alema, viene rimproverata troppa vicinanza al Medio-Oriente e alla Palestina. Cosa che non va giù in particolare a Washington e a Downing Street. Anche questa, però, ci pare una forzatura: l'Italia non si è allontanata dalla linea dei governi precedenti. In ogni caso, il fatto che ci sembra opportuno evidenziare è che Usa e Inghilterra (paese fortemente aniteuropesita) abbiano impropriamente così tanto peso sulla nomina di Mrs o Mr Pesc.

L'Economist non si ferma alle critiche al nostro ministro, dà anche suggerimenti su nomi alternativi, che rendano più credibile la politica estera della Ue:

"La connazionale e predecessore della signora Mogherini, Emma Bonino, sarebbe una buona scelta. Meglio ancora sarebbe o il ministro degli esteri della Polonia, Radek Sikorski, o quella di Svezia, Carl Bildt. La Ue si lamenta di non essere presa sul serio nel mondo. Qui c'è la possibilità di cambiare la situazione"

Dunque, apprendiamo che la Ue si metterebbe in ridicolo nominando la Mogherini. Emma Bonino, al contrario, sarebbe decisamente più risoluta contro la Russia, e per questo motivo potrebbe essere una candidatura più consona. Niente da dire sull'esponente radicale, d'altro canto, è stato lo stesso Hollande a proporla a Renzi come soluzione per uscire dall'impasse. Quello che ci lascia perplessi, invece, è la predilezione per i ministri degli Esteri svedese e polacco. Presa di posizione, quest'ultima, del tutto immotivata e sintomatica di quanto l'Italia sia bistrattata in ambito europeo.

Renzi ha comunque detto che il nome della Mogherini rimane l'unico in campo. Non crediamo che il rottamatore si farà imporre un candidato alternativo, a questo punto è diventata una questione di rispetto. Al'Italia tocca una carica importante ed è il governo che vuole deciderla, soprattutto dopo la grande affermazione del Pd alla consultazioni europee. Il partito del premier, lo ricordiamo, è quello che ha offerto il numero di parlamentari più numerosi al Pse.

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