Der Spiegel, nomine:"No a D'Alema ex comunista. Guigou prossima Mrs Pesc"

Italian Foreign Minister Massimo D'Alema


Dopo il Wall Street Journal, il Financial Times e l'Economist, è il turno di Der Spiegel. Anche il giornale tedesco affossa la candidatura di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante della politica estera e alla sicurezza dell'Unione Europea.

Secondo il settimanale di Amburgo, la corsa del nostro ministro degli Esteri alla nomina si è conclusa. La Germania insieme a Inghilterra e Paesi dell'Est, come è noto, non hanno mai gradito il nome di Mogherini. Le motivazioni ormai le conosciamo: l'inesperienza, i rapporti troppo stretti tra l'Italia e la Russia di Putin e l'intesa con gli stati mediorientali e la Palestina.

Der Spiegel, però, si lancia anche in una previsione sul successore di Catherine Ashton. Innanzitutto scartando la candidatura alternativa del nostro governo, quella di Massimo D'Alema. L'ex ministro degli esteri del governo Prodi non piace alla Merkel e viene definito un "ex comunista". Ovviamente l'accusa di comunismo fa abbastanza sorridere. Il punto è un altro, l'ex segretario Ds, per Germania e Inghilterra, è stato in passato troppo vicino alla Palestina e ha aperto un controverso dialogo con Hezbollah per una missione di pace in Libano.

Il giornale tedesco, allora, si sbilancia e fa il nome della probabile Mrs Pesc: Élisabeth Guigou. Quest'ultima, sessantasette anni, viene dal partito socialista francese. Dal 1997 al 2000 è stata ministra della Giustizia del governo Jospin. Nel 2000 ha lasciato la carica ed è diventata ministra del Lavoro e della Solidarietà fino al 2002.

Dunque, se mettiamo insieme tutti i rumors e le polemiche dei giornali anglosassoni e tedeschi delle ultime settimane, ci rendiamo conto che il problema dell'inesperienza di Mogehrini è solo di facciata. D'Alema ha infatti una lunga carriera politica alle spalle, eppure incontra le stesse resistenze.

La verità è che la Ue ha deciso la linea dura con Putin, appoggiando anche governi che hanno presenze di estrema destra al suo interno. Inoltre, non vuole solo mettere un freno alla politica "espansionista" del Cremlino, c'è anche la questione del gasdotto South Stream, nella quale l'Eni è molto coinvolta. Per la Germania è fuori discussione che il gasdotto porti metano in Europa, tagliando fuori l'Ucraina, mentre l'Italia è più titubante.

In ambito mediorientale, poi, la maggioranza dei paesi Ue hanno intenzione di andare a rimorchio degli Stati Uniti. Né Londra né Berlino vogliono sbilanciarsi troppo con aperture ad Abu Mazen, il massimo che sono disposti a fare è minacciare sanzioni contro i coloni israeliani. Infine, sulla questione dell'immigrazione dal nord Africa, la richiesta di un maggior coinvolgimento europeo da parte del governo italiano lascia freddi i paesi del nord.

L'unico nome italiano sul quale c'era stata una timida apertura per il Pesc è stato quello di Emma Bonino. E' stato Hollande a proporlo a Renzi e l'Economist l'ha inserito nella rosa delle ipotesi papabili. Tuttavia, quella dell'ex esponente radicale non pare una candidatura semplice. Da un lato Renzi non vuole farsi imporre diktat da nessuno, dall'altro è tutta da verificare una maggioranza che sostenga l'ex ministra degli Esteri italiana. La sua vicinanza al mondo arabo potrebbe far storcere il naso a qualcuno.

Tutta la vicenda della nomina del successore di Ashton ci segnala, non senza una certa preoccupazione, quanto conti poco l'Italia in ambito Ue. Al nostro paese tocca una carica importante ed è il governo che vuole indicarla, soprattutto dopo la grande affermazione del Pd alla consultazioni europee. Il partito del premier è quello che ha offerto il numero di parlamentari più numerosi al Pse e l'Italia ha assunto la presidenza di turno dell'Unione; nonostante ciò, tutte le candidature nostrane sono cadute nel vuoto.

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