Berlusconi in campo. Ma il “suo” centrodestra è morto

Se fino a qualche giorno addietro Silvio Berlusconi veniva evitato come un appestato e anche i fedelissimi erano oramai pronti ad abbandonare Forza Italia, dopo la inaspettata sentenza di appello sul caso Ruby che assolve l’ex premier il quadro è completamente mutato.

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La frastagliata galassia del centro destra che fu, priva di leadership e di un progetto politico e di governo del Paese, torna a guardare all’ex Cav per una nuova ripartenza, stavolta in alternativa non al comunismo ma al renzismo. Tornare sulla via di Arcore è tutt’altro che agevole: pesano i fallimenti del berlusconismo della prima Repubblica, la logica del partito con un unico padre-padrone, il deterioramento dei rapporti personali fra traditori e traditi e traditi traditori.

L’età che avanza e le vicende politiche (tutt’altro che radiose) di Berlusconi non tolgono al primo interessato (cioè allo stesso ex Cav) l’idea fissa che solo uno è inamovibile, al centro di tutti e di tutto, unica stella senza la quale tutto è buio, tutto perisce. La stessa concezione alberga in una parte della ridotta ma pur sempre significativa area del cosiddetto centro destra pur se la dura realtà è quella che Berlusconi ha perso in poco tempo milioni di elettori e la stragrande maggioranza dei moderati diserta le urne perché non si riconosce (più) nella leadership del “Ghe pensi mi”, preferendo stare alla finestra in attesa di non si sa chi e che cosa.

Il sempre bene informato Alessandro Sallusti direttore del Giornale scrive: “Berlusconi è pronto a sedersi a un tavolo per prendere in considerazione l’ipotesi di tornare sotto lo stesso tetto. In questo c’è saggezza e generosità. A una certa età, più che la passione contano le certezza. Si attendono risposte ”.

L’obiettivo massimo di Berlusconi? Ricomporre il centro destra affidandolo a una nuova leadership e come premio finale ottenere il pass per il Colle! La manna piovuta dal cielo (l’assoluzione del Cav) riporta così Berlusconi al centro, quale proprietario-trainer-pr-ecc, cioè quello che sceglie il nuovo … delfino. Fra cui già spicca il leader della Lega Matteo Salvini, abile nell’aver evitato il naufragio del partito anti nazione di Bossi, oggi impegnato in un attivismo mediatico per “salvare” l’Italia dall’invasione degli immigrati, maldestro tentativo per nascondere rigurgiti xenofobi e vuoti imbarazzanti.

Insomma, siamo sempre lì, populismo e demagogia ieri e populismo e demagogia oggi. Allora? Si parla di una Consulta comune a settembre per una Federazione dei moderati.

L’attivissimo ex ministro della Difesa Mario Mauro dice: “Il centrodestra in quanto progetto politico concepito da Berlusconi nel 1994 – capace di unire un partito nazionalista come An e un partito contro la nazione come la Lega Nord - è morto. Occorre pensare al futuro in modo nuovo, nel solco dell’economia sociale di mercato e della tradizione dei popolari europei. Non si deve partire per la ricomposizione del centrodestra ma per il ripensamento del campo popolare, mettendo in campo idee che sono mancate: sull’economia – lavoro e impresa – sul rapporto cittadini e politrica, siamo un Paese dove pur essendo presente in modo massiccio l’elettorato moderato, questa area politica non ha mai saputo dar vita a idee realmente trascinanti, innovatrici e riformatrici. Occorre che le idee diventino programmi e che questi programmi si sposino con un grado di concretezza e di realismo che ci consentano di recuperare competitività e fiducia”. Si può fare questo anche con Berlusconi alleato “ Come diceva Andreotti di Craxi, bisogna fare un’alleanza di governo, non un matrimonio. Comunque bisogna pensare a qualcosa diverso da quanto fatto da Berlusconi e se fra questi che pensano in modo diverso ci sarà anche Berlusconi non sarò io a scandalizzarmi. Va pensato un nuovo scenario, un nuovo orizzonte e una nuova ragione sociale, che a oggi non vedo e non credo possa essere il frutto di una somma degli attuali attori in campo. Bisogna essere alternativi alle chiecchiere e perdite di tempo di Renzi, entrando nel merito delle riforme vere: lavoro, fisco, giustizia”. ”

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