Netanyahu e i morti di Gaza telegenici

Le parole del premier israeliano nel bel mezzo dell'offensiva della Striscia. Ma il concetto era già stato usato.

Ci sono due modi di interpretare l'offensiva di Israele nella Striscia di Gaza: ritenerla una ritorsione giustificata dalla minaccia portata dai razzi di Hamas o pensare che sia, come minimo, una risposta sproporzionata rispetto all'effettiva pericolosità di quei razzi; una risposta che tra l'altro non tiene troppo conto delle centinaia di morti civili che sta provocando e che continua a provocare.

Proprio su questo specifico argomento il premier israeliano Netanyahu ha rilasciato dichiarazioni molto forti, che hanno creato non poche polemiche: "Hamas vuole accumulare più morti possibili. Vogliono usare morti palestinesi telegenici per la loro causa. Più morti ci sono, meglio è" (trovate tutta la dichiarazione del video in cima al post). A cosa si riferisce Netanyahu usando parole così dure, quasi insopportabili per il cinismo che mostrano? E assicurando inoltre che "l'operazione militare continuerà?".

Si riferisce ai palestinesi usati come scudi umani da Hamas. Secondo quanto più volte denunciato da Israele, ogni volta che l'esercito manda gli sms intimando tutti i civili di lasciare quell'area perché nel giro di pochi minuti sarà presa di mira dall'aviazione, Hamas cerca di convincere quante più persone possibili a restare sul posto, a immolarsi per la causa, a martirizzarsi. E questo perché più morti civili ci sono, più è facile che l'indignazione dell'opinione pubblica si faccia sentire. Secondo Netanyahu proprio in questo sta la vera differenza tra Israele e Hamas: i primi cercano di evitare vittime civili, i secondo puntano a far salire il bodycount il più possibile.

Questo è quanto denuncia Israele - e non è certo impossibile pensare che sia vero - e questo è quanto Netanyahu sintetizza parlando di morti telegenici. Sono parole che però mostrano uno sprezzo eccessivo per quelli che comunque sono dei morti civili, persone che hanno pagato con la vita il semplice fatto di trovarsi dove si trovavano (e il fatto che Hamas usi scudi umani non ferma comunque i missili israeliani, che potrebbero così facendo risparmiare vittime civili e impedire la propaganda di Hamas). E sono parole che portano il giornalista Glenn Greenwald, quello dello scoop sul Datagate, a fare un parallelismo molto forte. Traduciamo il suo commento così com'è stato pubblicato su The Intercept.

Joseph Goebbels, 16 novembre 1941, saggio in Das Reich, parlando della simpatia tedesca nei confronti degli ebrei tedeschi costretti a vestire le stelle gialle.

"Gli ebrei si troveranno sempre più a dipendere da loro stessi, e hanno recentemente scoperto un nuovo trucco. Conoscono il buon Michael germanico che c'è in noi (riferimento alla novella "Michael" scritta da Goebbels, ndr), sempre pronto a spargere lacrime sentimentali per le ingiustizie che loro subiscono. Uno all'improvviso ha l'impressione che gli ebrei di Berlino siano tutti dei bambini, la cui impotenza infantile non può che muoverci a compassione, oppure delle fragili vecchiette. Gli ebrei spediscono fuori i più patetici. Potranno confondere qualche anima innocente per un po', ma non noi. Noi sappiamo esattamente quale sia la situazione".

Il paragone tra israeliani e nazisti è stato usato più e più volte, a volte a sproposito, a volte meno. Ma certo il fatto che le parole del premier israeliano richiamino così da vicino quelle di Goebbels fa una certa impressione.

Israeli Weekly Cabinet Meeting

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