La famiglia Bruni colpisce ancora: negata l'estradizione di Marina Petrella


Marina Petrella, anni 54, membro storico della colonna romana delle Brigate Rosse, nota come colonna Balzerani. Nel '78 partecipa al rapimento Moro, per la quale è condannata nel 1988. Assassina di un agente di polizia, per l'omicidio del quale viene condannata nel '92, fugge in Francia per evitare la cattura e beneficiare della dottrina Mitterrand.

Venuta meno quest'ultima, in seguito a richiesta di estradizione italiana datata 2002, viene arrestata dalla polizia francese nel 2007. Nonostante la Corte d'appello francese abbia confermato l'estradizione, questa viene continuamente rimandata dal governo d'Oltralpe, finché la Petrella non piomba in uno stato di "gravissima depressione", risultando gravemente malata. Con questa scusa (testualmente "ragioni umanitarie") il presidente Sarkozy, notizia di ieri, rifiuta per l'ennesima volta di consegnare la terrorista. Decisione personale e umanitaria, dunque, almeno fino a oggi quando, colpo di scena, non è spuntata una dichiarazione di Madame Carlà Bruni.

«Sì, me ne sono occupata e ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito, il presidente della Repubblica. Il quale, a sua volta, s'è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute».

Il gruppo di pressione Bruni Tedeschi colpisce ancora. Questa ricca famiglia dell'aristocrazia piemontese, che la leggenda proprio per paura del terrorismo vuole emigrata a Paris, dove non impiegò molto ad aprire uno dei salotti-bene più frequentati della città, ha pensato bene di infiltrarsi ai quartieri alti e ottenere successi che esulino dalla brillante carriera cinematografica della sorella meno fortunata, Valeria. E allora permetteteci di dire ancora grazie ai Bruni Tedeschi per le perle di saggezza e l'umanità che trasudano dichiarazioni come queste:

«Io penso che questa signora abbia già pagato il suo debito per ciò che ha fatto. E in ogni caso mi chiedo: che vantaggio poteva dare, per le vittime e più in generale all'Italia, contare un morto in più? I familiari delle vittime sono persone che hanno sofferto, penso che possano capire. In carcere Marina Petrella sarebbe morta, e non perché rifiutava il cibo di sua volontà. Non era in sciopero della fame, non aveva attuato alcun ricatto verso nessuno. Semplicemente, non ce la faceva a mangiare per lo stato di depressione fisica e psichica che l'aveva assalita e dal quale non è ancora guarita».

E ancora:

«Io sono arrivata in Francia da bambina proprio perché la mia famiglia temeva quello che stava accadendo in Italia, anche a causa del terrorismo. Avevamo tutti un senso di paura, anch'io che ero piccola, e so che cosa significa essere accolti da un Paese straniero, sentirsi protetti da questo, e posso immaginare che cosa significhi vedersi improvvisamente negare quell'accoglienza e perdere quella protezione».

Eh sì, povera Petrella senza più accoglienza nè protezione. Quasi come il povero cristo che ha ammazzato... ma certo lui era solo un agente di polizia, molto poco chic, vero Carlà?

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