Renzi spinge sulle riforme o sul voto anticipato? Napolitano “isolato”

Contrordine! Compagni e amici, questa legislatura non arriverà alla scadenza naturale del 2018 e le urne delle elezioni politiche anticipate potrebbero aprirsi alle idi di marzo, o giù di lì.

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Gli appelli di Giorgio Napolitano sulle riforme e sul senso di responsabilità per non mandare tutto a carte quarantotto non servono a niente. Ognuno tira diritto per la propria strada: il premier Renzi, spinto anche dall’intransigenza di Berlusconi non disponibile a ritoccare di una virgola il patto del Nazareno, non accetta mediazioni sostanziali sulla riforma del Senato (tanto meno sull’Italicum) e sull’altro versante, i “dissidenti” presenti oramai in modo trasversale, non fanno neppure mezzo passo indietro giocando la carta dell’ostruzionismo esasperato.

Renzi&Berlusconi – ognuno a modo suo e per propri scopi – tirano la corda fino a farla spezzare sapendo che, incolpando altri per aver sabotato le riforme, saranno poi premiati dagli elettori. E’ questo il motivo perché si gioca tutto sulle (controverse) riforma costituzionali mentre il Paese ha bisogno soprattutto di una svolta sull’economia, per uscire dalla tenaglia della crisi, spingere verso la ripresa, ridare ossigeno e fiducia agli italiani.

Ma, si sa, gli interessi politici (personali e di partito) quasi mai coincidono con gli interessi generali del Paese. Quindi siamo al braccio di ferro inconcludente, forse all’imbocco della via che porta alla crisi di governo e al voto anticipato.

Persino un “governista” ad oltranza come Pier Ferdinando Casini vede nero: “Il gigantesco e demenziale ostruzionismo al Senato concorre a spingere ineluttabilmente il Paese verso elezioni anticipate che alcuni vogliono; altri si predispongono ad accettare e una maggioranza di inconsapevoli sta determinando. A pagarne le spese sarà, ancora una volta, l'Italia che vuole riforme vere e non una nuova prova di impotenza". Già. Ma chi è in questo caso “demenziale”?. Quali sono le riforme “vere”?

La lettera aperta scritta dal deputato Pd Roberto Giachetti a Renzi, nella quale il vicepresidente della Camera chiede al premier di andare tornare alle urne invece di portare avanti il programma di riforme già intrapreso pare una (mal)messa in scena fra Totò e Peppino. Risponde l’ex ministro Mario Mauro: “Trovata carina, ma i Gufi hanno ben presente che le elezioni sono sicuramente meglio di una riforma costituzionale tanto sconclusionata quanto pericolosa”.

Pare proprio, oramai, che Napolitano sia solo nella sua posizione di evitare ad ogni costo la fine della legislatura. Giachetti chiama (“Matteo, andiamo a votare!) e Renzi risponde adombrando le elezioni anticipate se al senato la riforma si blocca, se lo stallo degli ottomila emendamenti non viene superato nemmeno con il nuovo calendario dei lavori a tappe forzate, ogni giorno una seduta fino a mezzanotte e avanti fino a Ferragosto.

“Insomma – scrive Stefano Folli - Renzi lascia intravedere l'arma letale che può esplodere su un Parlamento riottoso se non saprà accogliere l'invito giunto anche da Napolitano a superare i contrasti e a procedere con la riforma della seconda Camera. La minaccia può essere efficace o forse no: lo vedremo presto. Certo, il braccio di ferro a questo punto sembra senza alternative, se la linea del governo è quella di rifiutare qualsiasi mediazione in aula sui punti ancora controversi della riforma. E in ogni caso da oggi saranno sempre meno quelli disposti a scommettere che questa legislatura arriverà alla scadenza naturale del 2018”.

Appunto. Altri mesi di stallo, anzi di guerra di potere. Mentre il Paese affonda.

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