Renzi fa il “duro” sulle riforme. Ma senza mediazione rischia il ko

Non molla e fa il duro Matteo Renzi ma il punto di rottura non è lontano perché il premier rischia davvero di essere travolto da una opposizione “trasversale” che è entrata oramai nella logica del “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

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La partita è più complessa e difficile di quanto preventivato da Renzi, con nemici trasversali e oramai decisi a giocarsi il tutto per tutto, persino in una logica di puro autolesionismo.

Lo stesso socio del patto del Nazareno, Silvio Berlusconi, non si strapperebbe certo le vesti se a Renzi togliessero qualche penna e se il premier venisse cotto a fuoco lento. Il capo di Forza Italia cova sempre l’idea della resurrezione e ina situazione di caos, con urne piene. Se poi Renzi dovesse farcela, l’ex premier pensa di presentarsi come salvatore della patria, il vero fautore delle riforme, con l’obiettivo del colpaccio finale, cioè il Colle.

Idem per le (varie) componenti dei dissidenti del Pd – anche qui non è vero che sono i soliti quattro gatti frustrati – pronti a stappare la bottiglie in caso di ko del Rottamatore. Per non parlare, poi, della frastagliata area dei moderati (i cosiddetti centristi) a questo punto desiderosi del patatrac, per presentarsi agli elettori come gli strenui difensori della democrazia e della Costituzione, una base di partenza non da poco nel tentativo di ricostruzione del centro o del centro destra che dir si voglia.

Renzi vuole quindi bruciare i tempi perché rinviare tutto a settembre significa spingere l’ex sindaco di Firenze nel buio della palude, un colpo mortale per la sua immagine del politico “che fa” e lo fa “qui e adesso”. Che fare?

Scrive Marco Lasevoli su Avvenire: “Il premier deve fare di tutto per evitarlo. E ha due strade. Quella dura, ovvero spingere il suo gruppo parlamentare, dopo il tentativo delle sedute notturne, a chiedere la tagliola delle modifiche. Oppure mettersi a trattare, come fossero due facce della stessa medaglia, alcuni accorgimenti alla riforma del Senato - specie sull’elezione del capo dello Stato - e una profonda ristrutturazione dell’Italicum”.

La politica non è l’arte della mediazione? La ricerca del possibile?

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ È più saggio cercare un minimo di compromesso fra le parti, il che vuol dire smussare con una mediazione i punti più controversi del disegno di legge. Si fa così in tutti i Parlamenti del mondo quando si discutono passaggi fondamentali che cambiano il volto dell'istituzione. Ed è quello che dietro le quinte sta facendo il presidente della Repubblica: da un lato, sostegno alla volontà riformatrice del governo Renzi; dall'altro, ricerca del risultato possibile. Perché l'ostinazione da sola non basta, se non è accompagnata da un po' di senso politico. Fra le riforme, magari in tempi più lunghi, e le elezioni anticipate nel caos, forse è meglio la prima soluzione”.

Renzi, uomo avvisato, con quel che segue.

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