Israele e Palestina: chi ha ragione?

Le ragioni dell'una e dell'altra parte nel conflitto israelo-palestinese. Tra diritto a esistere e diritto a sopravvivere.

Chi ha ragione tra Israele e Palestina? Una di quelle domande a cui provare a dare una risposta è in assoluto più difficile. Soprattutto se per provare a farlo si parte da quelle che sono le origini del conflitto israelo-palestinese e se si prendono anche in considerazione le rivendicazioni storiche su quella terra, i torti subiti da entrambe le parti, i vertici falliti, i diritti "religiosi" (esiste una cosa del genere?) che gli ebrei ortodossi portano per giustificare la legittimità non solo dello stato ebraico di Israele, ma anche delle colonie che continuano a espandersi sempre più all'interno della Cisgiordania.

Tutti questi aspetti, a causa dei quali il conflitto tra ebrei e palestinesi è il caos che è, rendono il quadro incredibilmente complesso, e praticamente impossibile riuscire dare una risposta oggettiva alla domanda iniziale (sulla quale ognuno ha le sue idee più o meno fondate). Partiamo allora dallo status quo di oggi, dalla situazione in cui israeliani e palestinesi si trovano a vivere quotidianamente e dalle tensioni che continuano ad attraversare quelle terre portando ciclicamente a conflitti come quello a cui stiamo assistendo in questi giorni nella Striscia di Gaza. Lo status quo è questo: Israele è uno stato membro dell'Onu non riconosciuto da 32 nazioni. I territori palestinesi (che comprendono la Cisgiordania e la Striscia di Gaza) formano invece la Palestina, stato non riconosciuto dall'Onu, ma riconosciuto da 131 paesi membri dell'ONU e membro osservatore dell'ONU.

Indipendentemente da tutto il resto, oggi, chi ha ragione tra Israele e Palestina? Il che significa soprattutto una cosa: fa bene Israele a reagire in un modo così muscolare ogni volta che i razzi di Hamas (che governa sulla Striscia, ma non in Cisgiordania) piovono sulle sue terre? Per capire le ragioni di Israele non c'è portavoce migliore del suo premier Netanyahu, che in un'intervista alla Cnn ha detto:

Provi a immaginare cosa sta passando Israele. Immagini se il 75% della popolazione degli Stati Uniti fosse a portata di missili nemici, e avesse 60-90 minuti di tempo per raggiungere i rifugi. Non dico solo New York, ma New York, Washington, Chicago, Detroit, San Francisco, Miami… scelga lei. È impossibile. Non si può vivere così. Penso che occorra ripristinare una serenità e una sicurezza sostenibili. E intraprenderemo qualsiasi azione sarà necessaria a raggiungerle. Negli ultimi giorni Hamas ha lanciato duemila missili sulle nostre città. E non solo: intendono uccidere il maggior numero possibile dei sei milioni di israeliani che vivono a portata dei loro missili. Non ci sono riusciti, e non per mancanza di volontà, ma perché noi, con l'aiuto degli americani, siamo migliorati. Proviamo tristezza per ogni civile che viene ucciso. Non è nelle nostre intenzioni. È questa la differenza tra noi e loro. Hamas prende deliberatamente di mira i civili e deliberatamente si nasconde tra la popolazione civile. Nascondono tra i civili i loro soldati, i loro missili e le altre armi. Che scelta ci resta? Dobbiamo proteggerci. Ecco perché cerchiamo di prendere di mira coloro che lanciano i missili, è chiaro. Non intendiamo colpire i civili, è Hamas che intende farceli colpire.

È la stessa intervista in cui Netanyahu ha parlato dei morti telegenici, mostrando un cinismo difficile da digerire, ma le ragioni sono chiare: Hamas lancia missili contro di noi, non ci colpiscono grazie alle nostre difese, noi non possiamo che reagire. Se poi Hamas nasconde i suoi lanciamissili nelle scuole e negli ospedali è inevitabile che ci siano morti civili, ma noi cosa ci possiamo fare? Un'altra argomentazione che Israele porta sempre è quella che "nessun paese occidentale avrebbe la pazienza che noi abbiamo con uno stato vicino che continua a lanciargli missili contro". Manca la controprova, quello che è certo è che la disparità di forze tra Israele e Hamas è talmente schiacciante che difficilmente la situazione è riproponibile in qualche altro angolo del pianeta. Oltre al fatto che la Striscia di Gaza, ovviamente, non è uno stato. E che anzi l'unica soluzione possibile a questo conflitto sarebbe proprio quella di trovare l'accordo per i due stati (ma questo è un altro discorso ancora).

Al di là di questo, proprio nella disparità di forze tra le due parti sta la questione centrale. D'altra parte i numeri dell'ultimo conflitto, al 25 luglio, parlano chiaro: 700 palestinesi morti (di cui circa 130 bambini), 30 israeliani morti, di cui 2 civili. La sensazione che si ha sempre è che Israele utilizzi il proverbiale bazooka contro il moscerino. Hamas lancia missili che nella stragrande maggioranza dei casi non fanno vittime - pur terrorizzando i civili -, Israele risponde con l'aviazione, i carri armati, le invasioni di terra. Radendo al suolo abitazioni e uccidendo, non volontariamente, centinaia di civili. Secondo molti, le reazioni di Israele sono semplicemente sproporzionate, tali da configurare anche il reato di crimini di guerra, come ha denunciato l'Onu.

Ma non è solo questo: il fatto è che ogni reazione di Israele difficilmente porta a una vera e propria vittoria, perché per Hamas la vittoria è la sopravvivenza (sulla pelle degli abitanti della Striscia lì stipati), ogni volta che Hamas è ancora in grado di lanciare un missile, vuol dire che non è sconfitta. E riuscire a privarla completamente del suo arsenale bellico è un'impresa quasi impossibile. Di più, continuare a prendere di mira una popolazione di 1,8 milioni di abitanti - chiusi in un territorio di 360 chilometri quadrati - che lotta per la sopravvivenza ha un solo risultato: rinfocolare l'odio contro Israele e allevare una nuova generazione di terroristi pronti a farsi esplodere. Quando si è disperati e non rimane più nulla ci si stringe attorno ai valori che si sentono più forti e ci si unisce contro il nemico, mentre la rabbia sale.

Questo seguendo il buon senso e se vogliamo anche il celebre adagio di Andreotti: "Se fossi nato in un campo profughi del Libano, forse sarei diventato anch'io un terrorista". Il diritto di Israele a difendersi dai missili potrebbe non avere altro risultato che quello di assicurarsi che questi missili vengano lanciati ancora, fomentando l'odio verso gli ebrei di Israele. E il circolo vizioso continua a essere alimentato.

PALESTINIAN-ISRAEL-CONFLICT-GAZA

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