Pil. Renzi ammette: "Difficile arrivare al +0,8%". Si avvicina la manovra d'autunno?

Anche il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime sul Pil italiano


Nella giornata della tagliola parlamentare e delle proteste dell'opposizione al Colle, è passata in secondo piano l'intervista rilasciata ieri sera dal premier Renzi al TgLa7, in cui ammette per la prima volta che sarà difficile, se non impossibile, arrivare alla crescita del Pil dello 0,8% prevista nel Def.

Renzi finora era rimasto l'unico a rimanere aggrappato a quelle stime, nonostante da settimane tutti gli organismi economici nazionali e non segnalassero una flessione nella crescita del Pil, quantificandola a un misero +0,2% (come Confindustria e Bankitalia) o poco più. Ieri è arrivato anche il verdetto del Fmi, che indica una crescita dello 0,3%, la metà rispetto allo 0,6% pronosticato dallo stesso Fondo nelle stime di aprile.

Quindi Renzi deve ammettere l'impossibilità di raggiungere lo 0,8% scritto nel Def, anche se minimizza: “che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone. La nostra priorità è il lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015″. Sarà anche vero che non cambia niente per la vita delle persone, ma cambia per la vita del governo.

Al + 0,8% previsto dal Def è legato infatti tutto l'impianto delle politiche economiche e dei conti pubblici messo in piedi dal governo, a partire dalla messa a regime degli 80 euro in busta paga e nel rispetto della soglia del 3% del rapporto tra deficit e Pil promessa all'Europa. Renzi ha promesso ai partner europei che il rapporto si attesterà al 2,6%, a distanza di sicurezza dalla fatidica soglia: ma con la contrazione del Pil, il rischio di avvicinarsi al 3%, e addirittura di sforarlo, si fa più concreto. E a quel punto, nonostante le rassicurazioni, al governo non resterà che varare una nuova manovra d'autunno per una cifra tra i 7 e i 20 miliardi di euro, che gli esperti di economia danno per inevitabile. Si saprà qualcosa in più il 6 agosto, quando l'Istat diramerà i dati ufficiali del Pil nel secondo trimestre e si capirà in effetti quanto è grave la situazione.

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