Calderoli, Riforme: "La Tagliola non serve. Renzi vuole il voto a febbraio"

Northern League member and newly appoint


Roberto Calderoli

ha una sua idea precisa sul discusso metodo della tagliola, scelto dal governo per far approvare la riforma del Senato. In un'intervista a Repubblica, il relatore leghista della nuova legge sulla camera alta, ritiene che il contingentamento dei tempi nasconda l'intento di Matteo Renzi di tornare presto alle urne.

Il padre del Porcellum, innanzitutto, ci tiene ad evidenziare che i capigruppo,"per dirla in inglese hanno mandato tutto in vacca. Le riforme entro l'8 agosto non si faranno. La cosa che mi fa veramente male è avere tutti i colpi in canna per avere una buona riforma e vedere che tutti sparano alla luna".

L'esponente della Lega Nord spiega che la sua presa di posizione nasce proprio dall'idea errata di imprimere un'accelerazione alla riforma. Infatti, nonostante la disponibilità delle opposizioni a ritirare buona parte degli 8000 emendamenti, Renzi ha comunque scelto di proseguire sulla strada del contingentamento. Ma questa opzione, per Calderoli, non assicura affatto l'approvazione della normativa sul nuovo Senato: "Un governo che solletica il contingentamento nella capigruppo non è cosa che si vede abitualmente [...] L'8 agosto non succederà nulla. Si prenderà atto che ci saranno ancora mille emendamenti da votare. E a quel punto si riunirà la capigruppo per continuare fino al 10. O tornare a vederci il 17. Non prevedere questo è da irresponsabili. A meno che non si cerchi l'incidente per il voto".

Ed è proprio in quest'ultimo passaggio che potrebbe stare il punto di tutta la questione: la ricerca del "casus belli" per andare alle urne nel febbraio dell'anno prossimo. Tale esigenza sarebbe maturata in Renzi dopo aver preso atto delle stime fatte da tutti gli organismi economici nazionali e internazionali. Dalle analisi dell'Fmi, di Bankitalia e di Confindustria si può inferire un'indicazione chiara per il nostro paese : è impossibile arrivare alla crescita di Pil dello 0,8% prevista nel Def.

Dunque una manovra ora appare inaggirabile, ma anche impopolare e rischiosa per la stabilità dell'esecutivo. Così, secondo Calderoli, al rottamatore converrebbe farla l'anno prossimo con un governo che abbia la piena "legittimazione" popolare. E a tale riguardo, ha dichiarato: "Non gli è possibile affrontare con gli strumenti abituali la legge di Stabilità. Allora ad ottobre nasconderà la necessità di una manovra, andrà al voto a febbraio per farla nella primavera del 2015".

Profezia o elocubrazione quella del senatore padano? Una cosa è certa, alla fine del semestre europeo a Renzi potrebbe comunque convenire un ritorno alle urne. Se le opposizioni non saranno in grado di riorganizzarsi, per l'ex sindaco di Firenze, le elezioni anticipate potrebbero essere un'occasione d'oro. Ma attenzione, tutto dipenderà dall'approvazione dell'Italicum.

Se, infatti, si andasse a votare con il Porcellum "emendato" dalla Corte Costituzionale, che non prevede nessun premio di maggioranza, si finirebbe nella palude. Nessuna coalizione, infatti, sarebbe in grado di ottenere i numeri necessari per governare.

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