Il delirio di onnipotenza di Silvio Berlusconi e George Bush: alfieri della libertà e salvatori del mondo

I telegiornali di prima serata hanno mostrato ieri due megalomani circondati da soldati in divisa d'epoca, bandiere al vento e cannoni che sparano, che si davano pacche sulle spalle sullo sfondo della Casa Bianca: l'incontro tra George Bush e Silvio Berlusconi, e soprattutto il discorso che ne è seguito, è stato (forse) il punto più basso della carriera di entrambi.

Bush, l'uomo che ha prodotto prove false per invadere l'Iraq; che ha scatenato la guerra in Afghanistan per poi decidere, dopo 7 anni, di trattare coi taliban; il presidente che ha sprecato migliaia di miliardi di dollari in armamenti; il George che non vede l'ora di tirare l'atomica sull'Iran; il W. che ha inventato le rendition e i rapimenti illegali dei nemici combattenti rinchiusi a Guantanamo senza processo; il Bush talmente impresentabile da essere stato relegato ai margini della campagna elettorale dallo stesso candidato repubblicano alla presidenza....

Questo presidente Bush è stato coccolato, vezzeggiato e adulato da un premier, il nostro, che sembra vivere in un altro mondo e che si è prodotto in uno spettacolo discutibile ed eccessivo anche per lui. Il nostro Silvio B., quello che ospita a casa sua Vladimir Putin e che lo sostiene anche quando cerca di annettersi buona parte della Georgia, è andato a Washington per ringraziare gli americani di averci salvato dai comunisti, dimenticando, ancora una volta, che il suo amico Putin era un dirigente del Kgb (dal 1975 al 1991), cioè dei servizi segreti dell'Unione sovietica.

Ma non si è limitato a questo, il premier Berlusconi, eludendo completamente ogni cognizione di storia, geografia e politica internazionale ha elogiato l'idealismo, la sincerità e la purezza di George Bush: “Tutte le volte che si sono aperte delle ferite nel mondo, ha saputo inviare i suoi uomini e pagare con il prezzo di tante vite umane la difesa della libertà non soltanto per sé ma per tutto il mondo. Credo che di questo tutti noi cittadini europei dobbiamo essere grati all’America e al popolo americano, dobbiamo inchinarci davanti ai sacrifici delle sue tante vittime e registrare che mai, in nessuna occasione il popolo americano è rimasto in situazioni dove era intervenuto per sanare delle ferite, per fatti di potere o di interesse: questo credo che non sia sufficientemente considerato da parte della generalità degli europei. Esprimo tutto il mio apprezzamento e tutta la mia amicizia per George Bush, con lui ho lavorato bene, non c’è mai stato un solo momento in cui io abbia visto in lui degli interessi che non fossero generali, degli interessi di parte, non c’è mai stato niente di diverso da un sentimento di sincerità e di purezza, Bush è un idealista che ha il coraggio di mettere in pratica ciò che deve fare per seguire gli ideali che ritiene giusti per sé, per il suo popolo e per il mondo”.

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