Libia, islamisti conquistano base a Bengasi. L'ambasciata italiana resta aperta

I ribelli islamisti e jihadisti alleati conquistano la più importante base militare del paese a Bengasi. L'ambasciata italiana non chiude

Il bilancio delle ultime 24 ore è di oltre 50 morti tra Tripoli e Bengasi.

Aggiornamento 31 luglio 2014, ore 16.35 - Non si fermano le violenze in Libia, sempre più alle prese con un principio di guerra civile che sembra inarrestabile.

Miliziani islamisti alleati con altrettanti jihadisti si sono impossessati del quartier generale delle Forze speciali dell’esercito libico, la principale base militare di Bengasi: i morti sono decine. Secondo la Farnesina invece sono più di 120 gli italiani che hanno lasciato la Libia nelle ultime due settimane. L’ambasciata a Tripoli conferma la volontà di restare aperta per garantire l'assistenza a coloro i quali non volessero lasciare il paese.

Audita in Commissione Esteri della Camera il ministro italiano degli esteri Federica Mogherini ha fatto appello a un necessario intervento dell’Unione nel Mediterraneo, precisando che al momento ci sarebbero più di 200 i morti e 400 feriti. Mogherini ha inoltre sottolineato che in Libia ci sono ancora 241 italiani, più 45 tra personale dell’ambasciata e istituzionale.

Libia: oltre 100 italiani lasciano il paese


Aggiornamento 28 luglio 2014, ore 10.07 -

Non accenna a placarsi la tensione in Libia, dove in particolare nel nord del Paese si assiste ad una vera e propria escalation di violenze. Nella notte un razzo ha colpito un serbatoio di carburante a 10 miglia dalla capitale Tripoli, causando un incendio che rischia di provocare una "catastrofe", riferisce il portavoce della società petrolifera Noc; secondo l'Ansa i vigili del fuoco libici non sono riusciti a circoscrivere le fiamme e sono stati costretti ad abbandonare il luogo dove ora si teme un'esplosione, con effetti fino a un raggio di 3-5 km.

Per i cittadini italiani sul suolo libico formalmente non è arrivata alcuna ingiunzione di evacuazione da parte della Farnesina, ma sono oltre un centinaio quelli trasferiti fuori dai confini libici negli ultimi giorni, alla stregua di quanto avvenuto per il personale e lo staff dell'ambasciata americana a Tripoli, ora in Tunisia.

"Di fronte all'aggravarsi della crisi in Libia, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha disposto da giorni un piano di tutela dei connazionali nelle zone più a rischio. La Farnesina, per il tramite della nostra ambasciata e in raccordo con l’Unità di Crisi, aveva già attivato un monitoraggio della presenza italiana e negli ultimi giorni ha favorito il trasferimento sotto protezione di oltre cento italiani che avevano manifestato l’intenzione di lasciare il Paese.

L'uscita dalla Libia è avvenuta con convogli via terra verso la Tunisia e con il ricorso a velivoli dedicati disposti dall'Unità di Crisi, uno dei quali è partito proprio questa mattina, grazie al concorso della nostra aeronautica militare, con destinazione Pisa. Su richiesta di alcuni governi, l'Italia si è occupata anche del trasferimento di persone di nazionalità diversa.

La nostra ambasciata continua ad assicurare il massimo impegno a tutela della collettività e degli interessi italiani in Libia."

Rende noto la Farnesina in una nota.

Libia, 36 soldati uccisi a Bengasi e 23 vittime a Tripoli. USA e UK evacuano le ambasciate

Ancora scontri e morti in Libia, almeno una cinquantina di vittime soltanto nelle ultime 24 ore tra Tripoli e Bengasi in due diversi attacchi portati a termine a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

Nel pieno centro di Bengasi sarebbero almeno 36 i soldati rimasti uccisi in scontri tra le forze della sicurezza e la milizia jihadista Ansar al-Sharia, che già nelle ultime due settimane si erano lasciati alle spalle una scia di sangue.

Parallelamente sono proseguiti anche gli scontri all’aeroporto di Tripoli, dove una settimana fa erano ripresi violenti combattimenti con artiglieria pesante. Un razzo sparato dalle milizie, ne danno conto fonti locali, ha provocato la morte di 23 operai egiziani.

La situazione è calda in tutto il Paese, tanto da aver spinto Stati Uniti e Inghilterra ad evacuare le ambasciate e trasferire tutti i diplomatici nella vicina Tunisia, scortati da quasi 100 marines chiamati a garantire la loro incolumità.

Il segretario di Stato USA John Kerry, ora a Parigi per il vertice sulla crisi a Gaza, ha motivato questa decisione parlando di reale pericolo a causa dei combattimenti. Le ambasciate, è stato lo stesso Kerry a sottolinearlo, non sono state chiuse, sono soltanto state sospese tutte le attività.

LIBYA-POLITICS-UNREST


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