La cartina di Israele e Palestina

Dalla situazione precedente alla nascita di Israele fino a oggi, passando per i vari piani di spartizione del territorio e le conseguenze delle guerre.

La prima cosa che va segnalata quando si parla della cartina di Israele e Palestina è che ogni lettura è sempre fuorviante. Generalmente si vedono cartine che disegnano 4 situazioni temporali diverse (nella prima tutto il territorio è palestinese, nell'ultima non rimangono che pochi scampoli di terra non-israeliana) come se il tutto fosse frutto dell'occupazione israeliana sempre più avanzata. In gran parte, certamente, è proprio così. Ma alcuni dei confini che vengono generalmente mostrati per alcuni momenti storici non si sono mai realizzati, l'occupazione del territorio non è proceduta in modo lineare e la situazione odierna di spartizione è più complessa di quanto ci si possa immaginare.

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Il problema della spartizione del territorio è di fatto all'origine del conflitto tra Israele e Palestina, nel senso che mai si è trovato un accordo che andasse bene a entrambe le parti e alcune decisioni, anche da parte araba, con il passare dei decenni si sono dimostrate particolarmente sciagurate. Cominciano però dall'inizio, dalla situazione del 1917 (immagine 1), agli albori del sionismo e quindi della massiccia immigrazione ebraica in Palestina. All'epoca quei terreni (sotto il controllo dell'impero ottomano prima, della Gran Bretagna dopo la fine della prima guerra mondiale) sono abitati per l'84% da arabi, per il 10% da cristiani e per il 6% da ebrei. La situazione è pacifica.

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Nel 1946 (immagine 2) la situazione è quella evidenziata dalla cartina solo se si prendono in considerazione i villaggi ebraici che si sono nel tempo insediati. La parte verde nel mare giallo non indica lo stato d'Israele. Come segnala Giovanni Fontana sul Post, questa immagine considera "territorio palestinese tutto quello che non è abitato da ebrei, anche le zone disabitate, cioè la maggior parte, come tutto il deserto del Negev (andato poi a Israele proprio perché disabitato). Se si evidenziassero come territorio palestinese solo i villaggi palestinesi e come ebreo tutto il resto, verrebbe una mappa uguale e contraria". Una ricostruzione per può creare qualche malumore e sulla quale si può non essere d'accordo, ma che è utile per capire soprattutto una cosa: la parte verde indica gli insediamenti di ebrei che stanno iniziando a creare enclave loro, ma non indica in nessun modo uno stato d'Israele che deve ancora nascere.

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Nel 1947 arriva la risoluzione 181 dell'Onu, che propone di dividere la Palestina in due stati (immagine 3): il 55% agli ebrei, il 45% agli arabi. Attenzione, questa spartizione di territorio è stata solamente proposta dall'Onu, sono i cosiddetti confini del '47, ma non sono mai esistiti, perché i palestinesi non hanno mai accettato la spartizione. Anzi: inizia la prima guerra arabo-israeliana tra il '48 e il '49.

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Risultato: Israele - che adesso come stato esiste, dopo la dichiarazione di Ben Gurion in seguito al ritiro della Gran Bretagna nel '48 - conquista un terzo dei territori che l'Onu chiedeva andassero ai palestinesi. Ai quali invece rimane solo la Striscia di Gaza e la Cisgiordania (immagine 4). Sono i confini che solitamente vengono chiamati "del '67", ma in verità la situazione è quella fin dal 1948. Da segnalare come la Palestina in quel momento non esiste proprio: la Striscia di Gaza è occupata dall'Egitto e la Cisgiordania è occupata dalla Giordania. C'è un nuovo conflitto nel '56, ma la situazione rimane sostanzialmente invariata. Cambia una volta per tutte con la guerra dei Sei Giorni del 1967 (per questo bisognerebbe parlare di confini "pre '67").

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La guerra dei Sei Giorni cambia radicalmente le cose: Israele conquista tutta la Striscia di Gaza e tutta la Cisgiordania (che, ricordiamo, erano in mano rispettivamente a Egitto e Giordania). L'immagine 5 potrebbe, quindi, essere anche interamente verde, visto che dopo il 1967 Israele ha occupata tutta la ex Palestina. Al contrario delle precedenti, queste nuove conquiste territoriali non verranno mai riconosciute dalle Nazioni Unite. L’ONU, nelle risoluzioni 242 e 338, chiede a Israele di ritirarsi ai territori precedenti al ’67.

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Le cose iniziano a cambiare (e i Territori Palestinesi a risorgere) con gli accordi di Oslo del 1994/1995. Accordi nei quali Israele si impegna a riconoscere la Palestina e viceversa. Per questa ragione, Israele inizia a cedere sovranità all'Autorità Nazionale Palestinese (immagine 6). Si formano tre zone: il controllo civile e militare viene ceduto ai palestinesi intorno alle città principali, in altre (la maggior parte) solo il controllo civile passa ai palestinesi. Queste due zone nella nostra cartina sono indistintamente gialle. La parte verde della Cisgiordania rimane sotto il controllo israeliano e così è ancora oggi. Da notare come nel 41% di Cisgiordania sotto il controllo almeno civile dei palestinesi vivano circa il 50% di arabi. Nel 59% di Cisgiordania controllata interamente da Israele, vive solo il 4% di arabi. Le zone sotto il controllo palestinesi, comunque, sono le più popolose.

E Gaza? In seguito agli accordi di Oslo c'è un graduale trasferimento di autorità governativa per i palestinesi. Israele mantiene però il controllo dello spazio aereo, le acque territoriali, l'accesso off-shore marittimo, l'anagrafe della popolazione, l'ingresso degli stranieri, le importazioni e le esportazioni, nonché il sistema fiscale. Dal 1994 al 2007 Gaza è sotto il controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese, nel 2005 Israele si ritira completamente dalla Striscia facendo evacuare anche le colonie, nel 2007 Hamas prende il controllo della Striscia di Gaza. Questa la situazione in termini freddamente geografici, molto diverso invece cercare di capire chi abbia ragione tra Israele e Palestina.

West_Bank_&_Gaza_Map_2007_(Settlements)

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