L’Aja: Mosca paghi 50 miliardi all’ex oligarca Khodorkovsky

La Corte dell'Aia ha riconosciuto che la Federazione Russa ha fatto di tutto per mandare in bancarotta la compagnia petrolifera Yukos

Il 18 luglio scorso la Corte arbitrale dell'Aja ha Condannato la Federazione Russa a risarcire 50 miliardi di dollari agli ex azionisti del fallito colosso petrolifero Yukos: la compagnia petrolifera, che faceva capo a Mikhail Khodorkovsky, fu espropriata illecitamente dal governo russo agli azionisti.

Gml Ltd, l'azionista di maggioranza dell'ex Yukos Oil Company, ha divulgato questa mattina la notizia che sta facendo letteralmente il giro del mondo per la portata geopolitica di tale risarcimento; Tim Osborne, direttore di Gml, ha dichiarato lapidario:

"L'attacco contro Yukos è stato mosso da motivi politici."

Insomma, la Corte de L'Aja sposa la tesi dei legali degli azionisti di Yukos, che accusavano la Federazione di aver costretto l'azienda al fallimento avendone venduta la attività a società pubbliche per motivi politici. Gli azionisti dell'ex gigante petrolifero, in precedenza controllato dal magnate russo Mikhail Khodorkovsky, avevano chiesto 100 miliardi.

Mikhail Khodorkovsky infatti è da sempre un antagonista del Presidente Vladimir Putin: recentemente è stato più volte protagonista, in Ucraina, di discorsi accalorati e di una vicinanza anche economica al nuovo governo di Kiev, filo-occidentale rispetto al precedente (e con tutte le conseguenze del caso nella guerra civile in Ucraina).

Il ricorso fu presentato nel 2005 da Hulley Enterprises e Veteran Petroleum, società entrambe con sede a Cipro, e da Yukos Universal, avente sede nell'Isola di Man: la holding che fa capo a Khodorkovsky (detenuto in prigione per dieci anni e graziato tra la sorpresa generale il 20 dicembre scorso) ora verrà risarcita con 50 miliardi di dollari, anche se lo stesso ex-oligarca fa sapere che non trarrà alcun beneficio diretto dal maxi-risarcimento.

Yukos, che dalla caduta dell'impero sovietico era divenuta la multinazionale energetica russa più grande della Federazione, fu dunque ostacolata e distrutta per motivi politici dal governo del Presidente Putin.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha preannunciato che Mosca presenterà appello contro la sentenza della corte:

"La parte russa, quelle agenzie che rappresentano la Russia nel processo, senza dubbio ricorrerà a tutti i mezzi legali possibili per difendere le nostre posizioni."

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