Primarie Pd - il discorso di Matteo Renzi (VIDEO)

E adesso l'importante è che Matteo Renzi non cada in tentazione. L'ha ripetuto mille volte: "Non chiedo niente, resto nel Pd, aiuterò Bersani". Ma un po' di sospetti è impossibile non averli: quante volte abbiamo visto persone con potenzialità politiche che erano neanche la metà di quelle di Renzi farsi il proprio partitino per vivere il quarto d'ora di gloria? Una marea. Ultimo caso l'Api di Rutelli, che si è sentito messo da parte proprio dal Pd e si è vendicato così. Anche se dubito che qualcuno abbia pianto.

E' un po' una mania della sinistra come della destra, chiunque si senta un leaderino prima o poi si fa il suo partito personale: Vendola, Storace, Di Pietro, Fini, Rutelli, adesso De Magistris. Ed è stato lo stesso Renzi a ventilare l'ipotesi quando ha detto che al momento un suo movimento varrebbe tra il 15 e il 20%. Poi quelli di Swg sono andati a testare la cosa e hanno scoperto che in verità valeva solo il 4,7%. (non che si possa sondare in maniera credibile un partito che non esiste).

La speranza è che Renzi non ci caschi e resista - come ha promesso - nelle fila di un Pd che ha bisogno di uno come lui per non addormentarsi. E' nel partito che può coltivare seriamente le sue chance di leadership, senza farsi mettere da parte, ma senza avere fretta di prendere il timone del comando. E magari - e in tanti se lo augurano - nel frattempo potrebbe saltare fuori un Renzi con maggiori credenziali di sinistra (tipo Pippo Civati?) a contendergli il futuro del partito. Anche perché se nel 2013 Bersani, Bindi & co. hanno ancora in mano il partito, è impossibile pensare che la cosa si ripeta nel 2018 (o quando sarà). Su questo si gioca la dimostrazione di maturità politica di Renzi. Se resterà nel partito senza cedere alle facili tentazioni, avrà messo a tacere buona parte dei detrattori.

Il discorso di Renzi dopo la sconfitta

Il discorso di Matteo Renzi da sconfitto alle primarie del centrosinistra è di quelli che non ti aspetti. Il Sindaco di Firenze ammette la sconfitta (e la vittoria netta dell'avversario=, continua a ribadire di non voler niente, ammette di aver sbagliato qualcosa.

«Stasera diamo un grande in bocca al lupo a Bersani. E' stata una vittoria netta Nessuna opinione diversa sulle regole può mettere in discussione.

Non volevamo fare una gara di rappresentanza, noi volevamo cambiare il Paese, la nostra idea non è stata vincente. Non ce l'abbiamo fatta.

Ora Bersani ha il dovere di andare a parlare soprattutto all'Italia che è rimasta fuori dai gazebo

Bersani può contare sulla stessa lealtà che ha potuto apprezzare in questa campagna elettorale e qualcuno dei suoi ha ingiustamente messo in discussione».

Prima del ballottaggio

16.00: Matteo Renzi gioca il tutto per tutto in campagna elettorale per assicurarsi un buon risultato al ballottaggio. E dichiara che non farà alcuna alleanza al centro con Casini, in caso di vittoria. E poi ironizza sulla promessa di Walter Veltroni di qualche anno fa:

«Se perdo le primarie non ho niente da chiedere a Bersani. Io non dirò mai che vado in Africa, perché non me la sentirei di prendere in giro nessuno».

Matteo Renzi a Porta a Porta

28 novembre, ore 0.19: Matteo Renzi è ospite a Porta a Porta, secondo dei suoi appuntamenti televisivi per la campagna elettorale del secondo turno delle primarie. Giovedì Vespa ospiterà nel suo salotto Pier Luigi Bersani.

Il sindaco di Firenze, come al solito, la butta sulla "rottamazione". E poi ironizza:

«Ammetto che ci vuole coraggio a votare uno come me. Bersani è rassicurante. Ha fatto il ministro quattro volte, ha già fatto tutto quel che si doveva fare in politica».

E sulla possibilità di dare – una volta vinte, eventualmente e improbabilmente, le primarie e una volta vinte le elezioni – un ministero a Bersani, Renzi dice:

«Io non credo nei ticket politici, chi vince vince e si fa la sua squadra».

Le incognite di Matteo Renzi












Mentre il Partito Democratico tutto festeggia il boom nei sondaggi, Matteo Renzi ha un solo obiettivo: modficare le regole del ballottaggio delle Primarie Pd. Le norme imposte dall'alto vogliono che ci si possa registrare solo tra giovedì e venerdì portando un'autocertificazione che dimostri l'impossibilità avuta a recarsi al seggio domenica scorso. Il sindaco di Firenze chiede che ci si possa registrare fino a domenica e anche online. Il perché è semplice: le chance di vittoria di Renzi passano dall'affluenza alle urne. Più nuovi elettori riuscirà a portare al voto, più possibilità avrà di aggiudicarsi queste primarie. E il complicato meccanismo messo a punto dal Pd lo penalizza. In un ballottaggio che lo vede partire come quasi sicuro sconfitto, quella dell'affluenza è la prima incognita.

La seconda riguarda il dibattito tv: Renzi è a suo agio davanti alle telecamere, è preciso e incisivo. Insomma, è convincente. Più di Bersani, che sa far passare attraverso lo schermo la sua immagine di persona semplice e genuina, ma non è che riesca a scaldare gli animi con la sua parlata bofonchiata. Il 'rottamatore' ci spera: il duello che dovrebbe andare in onda mercoledì in prima serata su Rai Uno potrebbe portargli molti nuovi voti, anche perché è facile immaginare che il format dell'uno contro uno lo avvantaggi rispetto alla sfida a cinque andata in onda su Sky. Ed è importante anche considerare che l'audience per il 'duello finale' dovrebbe essere cinque volte superiore rispetto a quella limitata della pay tv.

Ma c'è una terza incognita: i voti di Vendola a chi andranno? Finora si è dato quasi per scontato che tutti i voti degli elettori del leader di Sel si sarebbero riversati su Bersani, seguendo la logica del 'voto il più a sinistra dei due'. Probabile che in effetti vada così, ma ci sono altri fattori. Primo: Vendola per ora non ha fatto un endorsement ufficiale. Secondo: gli elettori di Sinistra, Ecologia e Libertà di sicuro non sono affascinati da un segretario di un partito che non ha mai negato di voler cercare un'alleanza post-elettorale con Casini. Mentre Renzi ha più volte detto di puntare a una 'vocazione maggioritaria' del Pd senza rinunciare alla coalizione con Sel. Insomma, se i sostenitori di Vendola vogliono evitare di trovarsi alleati con Casini, paradossalmente dovrebbero votare il meno a sinistra dei due. Infine, proprio perché principalmente under 40, i vendoliani non sono elettori insensibili al discorso della rottamazione. Resta da vedere se sceglieranno di seguire una linea più ideologica o se saranno tentati di sostenere il nuovo che avanza.

La giornata delle primarie secondo Renzi

21.47: Matteo Renzi ci mette due ore e mezza per votare. E poi sbotta con persone in coda ai seggi:

«L'idea era questa: limitiamo la partecipazione a Firenze, dove Renzi è forte»

18.58: Dev'essere stufo di stare in fila. Renzi twitta in attesa di votare e ne approfitta per fare un po' di polemica.


18.31: Lunga fila quella che sta affrontando Renzi a Firenze. Per ingannare il tempo il 'rottamatore' non ha molta scelta sul da farsi: gli tocca parlare con gli elettori in fila con lui. Qualche commento sull'affluenza alle urne "molto buona" e un siparietto con un suo giovane sostenitore, Tiziano, che ha chiesto al sindaco di convincere i genitori a votare per lui. Renzi ha parlato al telefono con la mamma di Tiziano, che però voterà Puppato. "Fa bene a votare Laura, è brava", la risposta di Renzi.

17.46: Eccolo qua: Matteo Renzi è in fila per votare alle primarie. E' arrivato intorno alle 17.35 al seggio allestito in piazza dei Ciompi, a Firenze, sede dell'Arci. Niente dichiarazioni ai giornalisti, il sindaco si è messo in fila con 300 concittadini dicendo solo "mi devo andare a registrare".

14.00: Matteo Renzi ha partecipato alla maratona a Firenze. Voterà alle 17. Con i giornalisti ha ostentato sicurezza.

«Se perdo, comunque una grande esperienza di popolo. Ma vincerò»

13.00: Renzi invita al voto su Twitter.


20 novembre 2012: su Facebook, Matteo Renzi ha scritto:

«Ho dato tanto, ho ricevuto di più. Grazie amici. Adesso l'ultimo sforzo e l'Italia si cambia davvero...»

Matteo Renzi e la questione Cayman

Sulla campagna elettorale di Matteo Renzi arriva una prima tegola, di quelle che magari sono più d'immagine che di sostanza, ma di cui comunque si farebbe volentieri a meno: la cena per la raccolta fondi a sostegno del 'rottamatore' , organizzata dal finanziere Davide Serra. Sono arrivati in 150 tra banchieri, imprenditori, manager, operatori finanziari: contributi tra 500 e 5.000 euro per ascoltare Renzi consumando un piatto di risotto. Fin qui niente di male, anche se la presenza di un gruppo di finanzieri nella cena organizzata mercoledì a Milano ha suscitato parecchie polemiche.

A far saltare fuori la vicenda è stato Stefano Agnoli del Corriere della Sera, che ha scoperto dove avesse sede la Algebris di Serra e ha commentato:

Tutto legale e nelle regole, se si trattasse solo di un hedge fund, ma in questo caso si tratta di politica

Eh sì, perché quando si parla di politica diventa importante circondarsi di persone che non solo facciano tutto nelle regole, ma anche che non utilizzino escamotage più o meno etici per evitare di pagare le tasse in Italia, soprattutto in questo periodo.

Ma non è solo una questione di tasse: a far dubitare di Serra ci sono anche alcune dichiarazioni incoerenti e qualche consiglio d'investimenti parecchio improvvido.

I redditi di Serra, considerando che "dalla holding delle Cayman sono stati versati nel 2011 alla società londinese di Serra (dati di bilancio) 6,94 milioni di sterline di commissioni (9,68 nel 2010)" "Non male - conclude Agnoli - per chi si scagliava contro gli stipendi dei manager e ora fa il tifo per Renzi", di cui sarebbe interessante conoscere il giudizio. Così come sarebbe interessante sapere che cosa pensa il rottamatore del Pd dell'infortunio che capitò a Serra quattro anni fa quando invitò i suoi clienti ad investire in Lehman fino alla vigilia del clamoroso fallimento della big bank in quel fatale 15 settembre 2008. Per la verità Serra si rifece poi vendendo a prezzo d'oro uno stock di azioni Abn Amro a Royal Bank of Scotland il cui presidente e ceo, Fred Goodwin fu cacciato con ignominia e - caso unico nel Regno Unito - privato del titolo di knighthood conferitogli dalla Regina.

Ma chi è Davide Serra? Un rottamatore della finanza, che ha condotto una battaglia nel 2007 contro le Assicurazioni Generali contestando il presidente Antoine Bernheim, accusandolo di essere un vecchio che guadagna troppo e dicendo che il gruppo dirigente si garantisce la riconferma non per i risultati che ottiene, ma grazie al vecchio schema delle relazioni (qui la storia nel dettaglio). Un vero rottamatore insomma, con cui Renzi deve aver provato un feeling istantaneo anche per motivi anagrafici, visto che Serra è più o meno un suo coetaneo.

E però, una volta scoppiato lo scandalo, Giorgio Gori - lo spin doctor di Renzi - si affretta a dire che il Sindaco di Firenze non avesse idea di chi fosse Serra. Una scusa che puzza parecchio, a dire la verità. Anche perché della battaglia di Serra si parlò parecchio, come si parlò anche della sua Algebris. Ecco cosa dice Gori all'Unità:

IlCorriere della Sera ha fatto notare che la società di Serra è controllata da una holding che a sede nelle isole Cayman, «riconosciuto e intoccabile paradiso fiscale».
«Serra non lo conoscevo, mi sono imbucato a quell’incontro per salutare Matteo che non vedevo da qualche giorno. Di 150 invitati ne avrò conosciuti al massimo tre. La cena non l’ho organizzata io. Non ho elementi quindi per dire se sia vero o no».
Non è contraddittorio proporre una dura lotta all’evasione come fa Serra e avere società nei paradisi fiscali?
«Ma Serra non rappresenta il pensiero di Renzi. Ha portato un contributo, anche interessante, ma che non è il programma di Renzi. Serra ha chiamato alcuni suoi amici e gli ha chiesto di dare una mano a Matteo. Tutto qui. C’è stata una specie di cena in piedi e Matteo ha risposto a varie domande».

Primarie Pd - Centrosinistra, primo turno

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