Commissione di vigilanza Rai: veto su Orlando. Il Pdl minaccia di eleggere chi gli pare

Oggi è il giorno decisivo per l'elezione del presidente della Commissione di vigilanza Rai. O anche no. Da settimane si rincorrono i nomi ma non c'è mai stato modo di trovare un accordo proprio a causa della delicata situazione di equilibrio politico in cui si trova l'opposizione. I fatti: l'Italia dei Valori ha posto un aut-aut, in questo pienamente appoggiata dal Partito Democratico; o Leoluca Orlando o niente. Facile intuire i motivi storici per cui questo nome sia inviso alla maggioranza (anche se molti suoi esponenti lo negano) e situazione di stallo sostanziale.

Già alla Festa delle Libertà il problema appariva pressante, e il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli durante l'intervista-incontro con Gianfranco Fini aveva posto una domanda a riguardo, ponendo l'accento sulla necessità di presentare non un candidato unico ma una rosa di nomi. E come vedremo proprio da qui si riparte. Ricordiamo infatti che consuetudine vuole che la Commissione sia presieduta da un rappresentante dell'opposizione.

Oggi Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera, ha voluto rimarcare che se l'opposizione insiste sul nome di Orlando, sul quale e' impossibile trovare la convergenza, ''non potremo che farci carico della situazione ed eleggere un esponente dell'opposizione con i nostri voti. Cosi', si rispetta la prassi e si sbloccano le istituzioni''.

Il che significa che potrebbe entrare in gioco un esponente Udc (Gianpiero D'Alia?) motivo per il quale Casini gongola, oppure ancora un nome come Giovanna Melandri ponendo il Pd nella paradossale condizione di dover decidere se prendersi la presidenza e andare allo scontro con Di Pietro, oppure alzare un muro per dare l'impressione di un'opposizione unita.

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