Renzi&Berlusconi non mollano su Senato e Italicum. Qual è il costo per gli italiani?

Gli italiani non vogliono le (vere) rivoluzioni e pur non disdegnando l’”uomo forte” cui affidare i destini della Nazione votano per le (forti) opposizioni (o disertano le urne) per dare un segnale di allerta a chi comanda o nella logica che serve il “controllore”.

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Nell’interminabile e inconcludente braccio di ferro sulla cosiddetta riforma del Senato (ma dietro c’è lo spettro del patto del Nazareno fra Renzi e Berlusconi con la ciliegina avvelenata dell’Italicum-Porcellum bis) chi sa esattamente cosa vuole davvero il premier e cosa vogliono esattamente le frastagliate e multicolori opposizioni?

E’ vero, il messaggio di Renzi è chiaro (“ Mi ostacolano sulle riforme perché quelli non vogliono mollare la poltrona”) pur se di stampo populista-demagogico mentre quello dei “dissidenti” rischia di apparire un appello propagandistico, una funzione di mera testimonianza.

Anche se a Renzi (e a Berlusconi) va fatta una domanda: perché non volete che il nuovo Senato sia eletto direttamente dai cittadini e la Camera con il sistema delle preferenze consentendo agli elettori di scegliere i loro rappresentanti?

Dice Potito Salatto vice dei Popolari per l’Italia dell’ex ministro Mario Mauro: “E’ davvero singolare che in un Paese nel quale si selezionano con le preferenze i membri di municipi, comuni, regioni e Parlamento europeo, ci si ostini a negare agli italiani questo diritto per le due principali assemblee legislative della nazione. E’ davvero strano che politici come Renzi e Berlusconi, attentissimi ai sondaggi, ignorino che il 78 per cento degli intervistati confermi la volontà di eleggere personalmente i propri deputati. Mistero! A meno che il patto del Nazareno non nasconda qualcosa di indicibile che non conosciamo. Cosa questa assolutamente grave dal punto di vista istituzionale”.

Di fatto si gioca una partita che va ben al di là delle due riforme in oggetto. Una parte del ceto politico e una parte degli italiani temono il dilagare senza limiti di Matteo Renzi, il “rottamatore” in grado di liquidare il pluralismo e il confronto democratico, così come ha già dimostrato nel proprio partito, il Pd. Allora?

Dopo tanto rumore potrebbe anche non accadere nulla, cioè le due riforme (quella del Senato e quella elettorale) andare in porto, anche se con qualche ritardo e qualche aggiustatina. Perché questo avvenga occorre la tenuta ferrea del patto del Nazareno. Certo, contro le due riforme rimarrebbero parecchi “no” – trasversali – ma insufficienti a ostacolare il cammino di Renzi “schiacciasassi”. Perché alla fine i parlamentari del Pd (quelli di FI ecc.) si allineeranno ai voleri del premier?

Risponde Piero Sansonetti direttore de Il Garantista: “Perché se si va al voto anticipato quel gruppo parlamentare non esiste più. Con qualunque legge si vada alle elezioni, Renzi è in grado di vincere e di nominare il suo gruppo parlamentare. Per istinto di conservazione, deputati e senatori cercheranno di rimanere tali, e per restare in Parlamento devono obbedire a Renzi”.

Chiaro. A meno che la tenaglia della crisi economica non imponga in autunno una manovra da pulire le tasche e da togliere ogni speranza agli italiani. A quel punto tutto può accadere. Con le elezioni politiche anticipate dietro l’angolo.

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