L'Unità chiude: a pagare i debiti sarà lo Stato?

Emessi decreti ingiuntivi per 110 milioni a favore delle banche debitrici. Il CorSera spiega oggi in esclusiva come i Ds fecero in modo che i debiti potessero essere trasferiti a Palazzo Chigi, grazie a una legge del 1998.

Dal primo agosto l'Unità, storico giornale del Pci-Pds-Ds (ora Pd), chiude i battenti, affossato dalla crisi del settore ma soprattutto da una montagna di debiti pari a 110 milioni di euro. Debiti che come osserva stamattina Manuele Bonaccorsi sul Corriere della Sera potrebbero ora essere pagati dallo Stato, cioè dalla collettività, nonostante a farli sia stato un partito, cioè i Ds.

Alcune settimane fa le banche creditrici - Intesa San Paolo, Bnl e Banca Popolare in testa - si sono viste riconoscere dal Tribunale di Roma le loro richieste con l’emissione di tre decreti ingiuntivi contro la presidenza del Consiglio dei Ministri: le banche vogliono che i soldi prestati al quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 e diretto fino al 2001 dai Democratici di Sinistra tornino alla base.

La sentenza non è esecutiva solo perché il governo ha fatto subito ricorso tramite l’avvocatura dello Stato, ma a ottobre ci sarà la decisione finale. Per spiegare perché a pagare i debiti di un giornale di partito debba essere lo Stato Bonaccorsi porta con le lancette dell'orologio indietro di 13 anni. Nel 2001 il senatore Ugo Sposetti, tesoriere del Pci-Pds-Ds, è alle prese con il debito del partito pari a 447 milioni di euro, 125 dei quali per mutui concessi a l’Unità: 82 milioni di Bnl, 32 di Intesa e 20 mln dell'allora Ifibanca che oggi è Banco popolare.

Ma i Ds non disperano e nel 2002 si avvalgono della consulenza di un gruppo di esperti per evitare il fallimento: in un documento riservato i tecnici scrivono che salvarsi è possibile. Come? Trasferendo:

«il debito del partito derivante dai mutui editoria allo Stato, il quale peraltro ne è già garante».

Alchimia contabile? No, cioè non solo, perché una legge del 1998, governo Prodi, permette di trasferire la garanzia posta dallo Stato dal 1987 sui debiti dei quotidiani di partito:

«anche a soggetti diversi dalle editrici concessionarie»

appunto, nella fattispecie, i Ds. Trovata la legge svelato l'arcano. Nel testo della sopracitata norma si spiega che:

«La garanzia concessa a carico dello Stato è escutibile a seguito di accertata e ripetuta inadempienza da parte del concessionario».

In soldoni visto che la Fondazione Ds è senza quattrini paga lo Stato, anche gli interessi di mora. La Fondazione del partito prima della nascita del Pd ha diluito il suo patrimonio in un gruppo di 55 fondazioni locali, operazione ovviamente contestata dalle banche.

Nuova iniziativa editoriale, la società che pubblica il quotidiano, è in liquidazione, con 35 milioni di passività, di cui 10 con le banche e 6,5 milioni verso i fornitori. Per le imprese che hanno editato l'Unità si tratta del quarto fallimento in un arco di 20 anni. L’editrice storica del quotidiano, l’Unità Spa, era andata in liquidazione nel 1994. Al suo posto la Arca Spa, controllata al 99,9% dai Ds, che ha chiuso nel 1998; poi è stata la volta della Uem Spa, con i Ds che detengono la quota di maggioranza, che dura fino al 2000 quando cede il marchio, e dunque il previsto contributo pubblico, alla Nie spa, ora in liquidazione.

E la storia si ripete. I debiti de l'Unità non dovrebbero comunque danneggiare le casse del Pd, che ha 10 milioni di debiti, nessuno proveniente dal giornale, ma ora il conto per la cattiva gestione di un giornale di partito rischia di pagarlo lo Stato, cioè noi.

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