Elezioni anticipate? Nessuno le vuole ma nessuno fa niente per fermarle

Mentre l’economia americana è in forte ripresa con una crescita di quattro punti percentuali nel secondo trimestre e in Europa alcuni Paesi sono già fuori dal tunnel della crisi (Pil della Gran Bretagna +3,2%, Germania + 1.9%, Spagna +1,2%, Francia + 0,7%), l’Italia resta al palo con un prodotto lordo piatto (+0,3%).

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E’ evidente che in Italia manca il “manico”, con la politica che invece di guidare e spingere è solo zavorra. Lo stesso trionfo di Matteo Renzi alle ultime europee non sta producendo risultati e l’euforia iniziale si sta consumando come una candela con le solite promesse delle riforme mai concluse. L’unica scelta fatta, quella degli 80 euro, daranno una spinta alla crescita – ben che vada - pari allo 0,1%: un bluff!

Scrive Stefano Cingolani: “Nella fiera delle illusioni perdute il premio spetta alla spending review. Che ci sia il governo lo dice, dove nessuno lo sa. L’errore di fondo è aver delegato l’intera politica della spesa a questa scorciatoia tecnica quando la decisione è più che mai politica”. Allora?

Conclude Cingolani: “Abbiamo un Paese che aspetta, non sa che fare, né dove andare, guidato da un governo che fa spettacolo e non conclude, mentre il parlamento è paralizzato da una pantomima mediocre fatta apposta per l’effimera vita di un cinguettio. In queste condizioni, da dove dovrebbe arrivare la ripresa? Dal cielo?”. Già. In queste condizioni profetizza Cingolani: “Il supercommissario Carlo Cottarelli farà la fine dei suoi predecessori”.

Come non detto arriva l’annuncio del forfait di Cottarelli, pronto a lasciare: “Spese non coperte, così niente taglio delle tasse”! E il macigno di una manovra autunnale da oltre 15 miliardi si avvicina sul groppone degli italiani, stremati.

E Matteo Renzi? Scrive Stefano Folli: “Il premier va avanti in solitudine e il suo messaggio è sempre più rivolto direttamente agli italiani: a quegli undici milioni di elettori a cui fa esplicito riferimento. Lo schema è chiaro: da una parte il premier giovane e dinamico, dall'altra la palude dei conservatori e, come lui dice, dei "gufi". Andrebbe tutto bene, se le elezioni fossero domani. Invece non sono all'orizzonte, mentre c'è da condurre in porto la riforma del Senato in un caos che non promette niente di buono. E soprattutto ci sono da affrontare le vere riforme, quelle economiche. A cominciare dai conti pubblici che traballano e dal lavoro che manca. E qui non basta la sciabola”.

Qui siamo. La barzelletta sulla signora Rosa: “tutti la vogliono nessuno se la sposa” si ribalta sulle elezioni anticipate: nessuno le vuole ma nessuno fa niente per evitarle. Anzi, sono tutti impegnati solo per questo. E Napolitano?

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