La mappa non è il territorio

Considerazioni sulla mappa che illustra l'erosione progressiva dei territori palestinesi da parte di Israele. Il debunking del debunker e una sveglia finale

Dopo che è uscito un pezzo sul Post ho visto circolare un bel po' la questione. Quella delle quattro mappe che mostrano la progressiva erosione del territorio palestinese. Ne abbiamo parlato anche noi, della mappa, proponendo una lettura un po' più complessa della questione, con sei passi anziché quattro.

Ma quella cosa lì dell'evoluzione fallace delle mappe, l'ho vista circolare davvero troppo. Lo sapete, cosa intendo: vuol dire che l'ho vista nel malefico rullo di Facebook, condivisa, e ricondivisa, e ricondivisa ancora; l'ho vista commentata, twittata, discussa (e di solito nei commenti la discussione è tipo quella che farei io, juventino, con un romanista dopo Juventus-Roma) da amici, da "amici", da "amici di amici" e via dicendo. E' così che le cose, nel 2014, si sedimentano nel pensiero comune.

Poi per fortuna è arrivato un bel pezzo di Lia di Haramlik (che noi-blogger-di-vecchia-data conosciamo bene anche se non la conosciamo di persona) a ristabilire un minimo di fatti con i piedi per terra.

Perché la polemica sulla mappa non è certo farina del Post. E' storia vecchia di almeno quattro anni (e se volete ricostruire quella storia, leggetevi il pezzo di Lia, che si intitola
La mappa che non era bugiarda, il Post e la scopiazzatura di Giovanni Fontana
) e seguite tutti i link, ne vale la pena, sul serio. Più di seguire il malefico rullo di Facebook.

Quel che ho notato, in particolare, su questa vicenda, è che la storia della mappa e del presunto debunking della medesima, viene di solito condivisa da chi tiene posizioni più vicine ai palestinesi che ad Israele. Almeno teoricamente. Il che, se vogliamo, è un substrato e una condizione perfetti perché il presunto debunking attecchisca. Il problema è che la mappa non è affatto un imbroglio.

In attesa della replica, se ci sarà, di Giovanni Fontana, suggerisco di leggere l'originale spiegazione della mappa da parte dello storico Juan Cole (già accuratamente tradotta nel pezzo su Haramlik per i non anglofoni).

Adesso, però, smettiamola di parlare di mappe. Perché è vero che quel quartetto di cartine ha il merito di illustrare come un'infografica-per-tutti un pezzo di storia della Palestina e di Israele. Ma ormai è già stato strumentalizzato anche questo, e messo in dubbio.

Adesso smettiamola.

Perché, mentre noi stiamo qui a dissertare dottamente di mappe e ci ritroviamo a dover fare il debunking del debunker, mentre voi, invece, vi beate dell'aver condiviso sulle vostre pagine "sociali" (se solo vi rendeste conto di quanto vi rendono asociali) l'imbroglio della mappa per amor di una verità che verità non è (e che non avete più nemmeno gli strumenti per verificare) e lo fate perché in fondo un po' vi sentite fuori posto con la coscienza a tifare (questo fate, perlopiù: tifate) per i palestinesi (ché c'è tutta la storia dell'olocausto da controbilanciare), mentre succede tutto questo sul rullo di un social network, nella realtà fenomenica c'è un territorio martoriato. Attaccato. Bombardato e distrutto. Ci sono sono uomini, donne e centinaia di bambini che crepano, mentre voi mettete i vostri like alle mappe spiegate bene (che invece sono spiegate male).

E magari adesso vi sentite pure a posto con la coscienza.

Sveglia. La mappa non è il territorio.

la mappa non è il territorio

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