La Trattativa secondo Sabina Guzzanti: Licio Gelli, la P2, Berlusconi e Renzi

L'attrice attacca il premier: "Anche lui figlio della trattativa". E di mezzo c'è pure un dossier della Jp Morgan.

Spesso quando si deve presentare un film e far parlare i mass media si lanciano provocazioni, frasi choc buttate lì un po' a caso che ottengono l'effetto voluto di fare rumore. E a una prima vista gli attacchi di Sabina Guzzanti a Matteo Renzi sembrerebbero proprio poter essere così catalogati, va però detto che il tutto rientra in una logica a più ampio respiro che fa quantomeno pensare che le parole dell'autrice del film "La Trattativa" siano davvero in buona fede (il che ovviamente non significa che siano vere). Parole riprese da Dagospia:

La trattativa è stata appunto una trattativa fondamentale, un atto fondativo della Seconda Repubblica davvero importante per capire quello che è successo in quegli anni e in quelli successivi - dice la Guzzanti - per capire "passo passo" il progetto di Licio Gelli, i patti con Berlusconi e il fatto che in questo Paese non ci sia stata nessuna opposizione. Anche Matteo Renzi non è altro che il frutto di questo accordo

Parole molto simili si trovano sullo stesso sito di Sabina Guzzanti:

La trattativa stato mafia è il patto su cui si è fondata la seconda repubblica. Capirlo serve a spiegare perché le nostre istutuzioni non contano più nulla. Perché le persone di talento se ne devono andare all’estero e perché i solo i peggiori si danno alla politica. Serve a spiegare perché gli appalti pubblici arrivano sempre alle stesse imprese. Spiega perché non c’è mai stata l’opposizione necessaria contro il berlusconismo e perché ora ci ritroviamo con Renzi. Perché a tutt’oggi dopo vent’anni il parlamento italiano è mobilitato a tempo pieno per realizzare il piano di rinascita democratica di Licio Gelli.

Al di là del fatto che queste accuse stanno scatenando un putiferio all'interno del Partito Democratico - che se l'è presa anche con la locandina del film che mostra un uomo che imbraccia una lupara con dietro il simbolo della Repubblica, e francamente che un partito della sinistra si indigni per cose del genere è abbastanza curioso - è interessante provare almeno a capire quale sia il ragionamento di Sabina Guzzanti, quali sono le sue illazioni. Intanto teniamo a mente che lei, in queste dichiarazioni, mette in fila Licio Gelli, Berlusconi e Renzi.

In un altro post sul suo sito, Sabina Guzzanti parlava di un dossier della banca d'affari statunitense Jp Morgan (che potete trovare qui):

La proposta del governo Renzi sulla legge elettorale va nella direzione auspicata dall’agenzia finanziaria JPMorgan, di riformare le costituzioni nate dopo il fascismo perché conterrebbero troppi caratteri egualitari, democratici e socialisti.

In effetti, il dossier Jp Morgan spiegava come mai fosse necessario rivedere in senso "un po' meno democratico" le costituzioni dei paesi dell'Europa mediterranea, che pagavano lo scotto di essere state scritte in seguito alla caduta dei fascismi e quindi piene zeppe di pesi e contrappesi democratici, che allora avevano lo scopo di evitare una nuova dittatura, ma che oggi rischiano solo di frenare il cambiamento (diciamo così).

Se uniamo queste cose, si capisce meglio che cosa intenda dire Sabina Guzzanti (e, ovviamente, queste ricostruzioni sono da prendere con le pinze): il progetto di rinascita della P2 di Licio Gelli aveva - tra i tanti punti che potete leggere qui (per chi ha poco tempo, questa è la pagina di Wikipedia) - l'obiettivo di abolire le province, ridurre il numero dei parlamentari, conquistare il bipartitismo (che in effetti l'Italicum rafforza), ottenere il presidenzialismo. Questi sono solo alcuni dei tanti punti; punti che hanno in comune l'obiettivo finale: uno stato più efficiente, anche se meno "esageratamente democratico".

Va anche detto che la riforma del Senato che sta cercando di portare a compimento Matteo Renzi è diversa da quella prospettata da Licio Gelli (che puntava a un Senato che si occupasse di questioni economiche e una Camera di questioni politiche). Ma insomma: volendo mettere assieme le insinuazioni che sono state lanciate da Sabina Guzzanti si potrebbe dire che la sua interpretazione suona più o meno così: la salita al potere di Silvio Berlusconi sarebbe in qualche modo legata alla Trattativa Stato-Mafia (Berlusconi non è coinvolto nel processo in corso), Berlusconi ha fatto parte di quella P2 di cui Licio Gelli era il capo, ora è Renzi che porta avanti quel piano guarda caso con la collaborazione di Berlusconi. Siamo ai limiti del complottismo, vedremo che cosa si racconta nel film.

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