I “Moderati”, pungolo per il governo o “gregari” di Renzi e Berlusconi?

Fra i paradossi della politica italiana spicca oggi quello del cosiddetto centro-destra, in cerca di identità, progetto, leadership. A dire il vero dopo l’avvento di Renzi e del suo governo si va ben oltre il paradosso, con i “moderati” (Alfano, Cesa, Mauro ecc) nella maggioranza di governo ma nel ruolo di “belle statuine” e con i “cugini” di Forza Italia fuori dall’esecutivo ma con Berlusconi che orienta pesantemente le scelte di Renzi.

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Il patto del Nazareno taglia come una lama gli schieramenti: di qua il leader del Pd e il leader di Forza Italia decisi ad avviare le riforme partendo da quella del Senato e da quella elettorale, di là gli spezzoni dei “Popolari” decisi a contrastare quello che viene definito uno stravolgimento della Costituzione e della democrazia italiana.

Ora, vista la malaparata, con Renzi che tira diritto per la sua strada nella logica del “ prendo tutto io, non facciamo prigionieri”, da una parte Berlusconi potrebbe assecondare la debole apertura del premier su Senato e Italicum e dall’altra i “Popolari” potrebbero abbandonare le barricate favorendo l’iter delle riforme.

Tradotto: Berlusconi resta al centro del gioco, pur svincolato dalle prossime pesanti scelte del governo in politica economica e quindi pronto a dare la colpa agli altri in caso di fallimento di Renzi e di ricorso alle elezioni anticipate. Mentre Alfano, Cesa, Mauro & C rischiano di rimanere col cerino in mano, “portatori di borracce” di Renzi e di Berlusconi. Un film già visto. Con i “centristi” fra l’incudine e il martello, commettendo con Renzi lo stesso errore fatto con Monti.

L’ex ministro Mario Mauro leader dei popolari per l’Italia lancia l’allarme: “Appiattirsi su Renzi significa pagare lo stesso prezzo elettorale subito da chi si è adattato troppo nel recente passato alle scelte del Governo di Monti ritenuto, all’epoca, l’unica alternativa possibile per il Paese. Cadere in un atteggiamento del genere sarebbe di nuovo sciocco e dannoso per l’Italia”.

Incalza Potito Salatto, vicepresidente nazionale dei Popolari per l’Italia. “I risultati conseguiti dai partiti d’ispirazione popolare alle scorse elezioni europee sono stati un segnale incontrovertibile e inconfutabile. Ora, Alfano, Cesa e Mauro hanno il dovere di assumere un ruolo incisivo sui temi della ripresa economica del Paese fuori dalle illusorie proposte che quotidianamente il premier lancia all’opinione pubblica cercando di blandirla per dimenticare i dati sempre più negativi che vengono pubblicati in materia di crescita, occupazione, tassazione, immigrazione”.

Chiarisce Mauro: “ La costituzione in atto di un unico gruppo parlamentare è un grande passo in avanti verso il partito dei Popolari per superare le attuali articolate sigle, ma non è risolutivo se non accompagnato da proposte concrete avanzate al Governo e da realizzare il più presto possibile. Il tempo stringe, l’autunno è vicino, con tutte le incognite del caso non certo positive. Tirare a campare sulle chiacchiere non porta lontano”.

Già. Tant’è che domani Renzi e Berlusconi siederanno a pranzo. Per rilanciare l’Italia o dividersi le sue spoglie facendo polpette di avversari e alleati?

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