Vendola apre a Renzi sull'Italicum: in ballo c'è la sopravvivenza di Sel

ITALY-POLITICS
Ormai, come era prevedibile, la partita sul nuovo Senato sembra chiusa. Sinistra Ecologia e Libertà, allora, abbandona le barricate e pensa alla sopravvivenza: ovvero all'Italicum.

L'attenzione di Nichi Vendola e compagni è ora rivolta alla nuova legge elettorale, nodo fondamentale con cui si gioca l'entrata nel futuro parlamento e l'alleanza con il Pd. Il tema è così delicato che il presidente di Sel ha preferito rinviare la Direzione del partito (ufficialmente è stata procrastinata per impegni improvvisi dello stesso Vendola).

Forse dietro la scelta del rinvio c'è la volontà di non prendere posizioni troppo nette: marcare le differenze con Matteo Renzi e con il Pd in questo momento non conviene. Il rischio sarebbe quello di incrinare definitivamente la possibilità del dialogo. La prudenza è ulteriormente giustificata dal fatto che è stato lo stesso rottmatore, nei giorni scorsi, a minacciare di far saltare qualsiasi alleanza con il partito di Vendola se non avesse cambiato atteggiamento.

Così Sel, per non essere messo all'angolo, decide di cambiare strategia. Sul nuovo Senato si pronuncerà contro fino all'ultima votazione, ma l'ostruzionismo duro è finito. A tale proposito, l'incontro tra il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, e la senatrice Loredana De Petris è servito proprio a siglare una tregua tra le parti. Parlare di possibili convergenze, però, è prematuro. Si attende l'incontro Renzi-Berlusconi di domani per vedere se lo spazio per delle modifiche sull'Italicum è possibile.

Uno dei punti della legge elettorale che a Sel sta molto a cuore è l'abbassamento della soglia di sbarramento per i partiti in coalizione: quella del 4,5% è troppo alta per la formazione a sinistra del Pd. L'abbassamento dell'asticella per entrare in parlamento trova d'accordo anche il Nuovo Centro Destra di Alfano, che altrimenti rischia di essere "mangiato" da Forza Italia.

Anche una revisione della soglia dei partiti non coalizzati, che per ora è stata fissata all'8%, non dispiacerebbe a Vendola. Il rischio di non riuscire a siglare un'alleanza con Renzi rimane alto: è meglio ottenere qualche garanzia in più per tentare l'impresa di arrivare in parlamento da soli. Un invito a ripensare lo sbarramento all'8% è venuto nei giorni scorsi anche dal presidente della Camera. Laura Boldrini ha dichiarato in merito: "vogliamo che aumenti la partecipazione, non possiamo concepire di escludere formazioni che raggiungono 2 milioni elettori e dire che non contano nulla. La soglia dell'8% credo che stimoli poco la rappresentanza, taglia fuori e non include un pezzo di società".

Renzi, per parte sua, sa perfettamente che scaricare del tutto Sel in questa fase non è cosa semplice. Tra poco si vota in Puglia e in Calabria e senza l'apporto della sinistra il Pd rischia di perderle. In Emilia-Romagna, poi, il segretario democratico, Stefano Bonaccini, ha già le idee chiare in materia di alleanze. Scavalcando il via libera del rottmatore, ha già indetto le primarie del centrosinistra, rimarcando che l'alleanza con Sel non è in discussione.

L'ultima dichiarazione di Vendola sull'Italicum è arrivata sabato: "Il sistema elettorale va cambiato perché la Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale il Porcellum, ma l'Italicum non è così diverso dall'attuale sistema [...] Anche con l'Italicum, la più forte delle minoranze ottiene un premio e fa da asso pigliatutto. Ecco, io ho grande rispetto per il 41% ottenuto da Renzi, ma in una situazione in cui vince l'astensionismo gli chiedo rispetto per quel 90% che ad esempio ha detto no alla privatizzazione dell'acqua. Forse l'innalzamento della soglia gli serve a evitare brutte sorprese" (Via Agi).

Ora la palla passa a Renzi, che dovrà tentare di ammorbidire le posizioni di Berlusconi. Almeno fino a martedì, Vendola si metterà in attesa.

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