Quel rottamatore di papa Ratzinger

Quel rottamatore di papa Razinger

Rottamare è la parola che sta caratterizzando questa fase politica italiana. C’è chi assicura che una sorta di rottamazione sia in corso, da tempo, anche in Vaticano e che il rottamatore non sia il capo di un qualche dicastero o pontificia commissione, ma proprio lui, il papa in persona. Naturalmente all’interno del colonnato del Bernini nessuno usa il termine rottamazione e si preferisce ricorrere a una più aulica “azione purificatrice” che, stando agli osservatori, sarebbe poi alla base di tutto il clamore Vatileaks: qualche rottamato (o purificato, se preferite) avrebbe deciso di farla pagare.

Ma di cosa stiamo parlando? Di una duplice linea politica del pontificato ratzingeriano. La prima, quella dell’azione purificatrice vera e propria, riguarda quei vescovi che sono stati obbligati a dimettersi per vari motivi. Tolte le ragioni di salute, ci sono presuli invitati caldamente a dimettersi per cattiva amministrazione economica, per problemi di natura sessuale, per difficoltà dottrinali, per aperta ribellione verso il Papa, per scandali pubblici e via dicendo.

Quel rottamatore di papa RatzingerScrive Andrés Beltramo Álvarez:

Non ci sono statistiche ufficiali sui vescovi che si sono visti obbligati a presentare le loro dimissioni anticipate negli ultimi sei anni. Quando un prelato lascia il posto per malattia o per “cause di forza maggiore”, la Sala Stampa vaticana diffonde una nota di tre righe per informare che la dimissione è stata accettata dal Papa, secondo il numero 401.2 del Codice di Diritto Canonico, la legge fondamentale della Chiesa. Sin dall’arrivo di Joseph Raztinger sul trono di Pietro, le dimissioni obbligatorie si sono moltiplicate […] Da aprile 2005 a oggi hanno lasciato con questa formula settantasette vescovi, una media di uno ogni trentasei giorni.

A questi vescovi possiamo aggiungere anche il Superiore Generale dei Legionari di Cristo, Álvaro Corcuera, successore dal 2005 del fondatore Marcial Maciel, che è stato deposto per via della sua doppia vita. Corcuera si è dimesso per motivi di salute, anche se, a detta di quanti lo conoscono di persona, sta benissimo. Commenta Sandro Magister:

E dato che non c’è stato verso di scovare nel prestante personaggio un malanno se non futuribile, l’appiglio a cui ci si è attaccati è stato un comma delle costituzioni dei Legionari, il 10 dell’articolo 469, che richiede che il direttore generale “abbia una salute vigorosa”. Concetto molto elastico.

Quel rottamatore di papa Razinger

A tale “azione purificatrice” se ne affianca un’altra, classica per la chiesa cattolica, che va sotto il celebre adagio “promoveatur ut amoveatur”: nella Curia romana, per dirla con Andrea Tornielli, c’è un via vai non da poco: personalità di rilievo che vengono spostate dai loro incarichi con una velocità che ha dell’incredibile. Il caso più recente riguarda John William Tobin, nominato nel 2010 segretario della Congregazione per i religiosi e ora promosso ad arcivescovo di Indianapolis. Pare che sia stato allontanato da Roma per via della sua troppa apertura nei confronti delle suore americane. Scrive Tornielli:

Un caso eclatante è rappresentato dalla Congregazione per il culto divino, dicastero che si occupa di una materia giudicata da Benedetto XVI di fondamentale importanza, la liturgia. Nel dicembre 2005 il Papa vi chiamò come segretario l’arcivescovo Malcom Ranjith Patabendige Don, richiamandolo in Curia dopo che era stato allontanato da Propaganda Fide per contrasti con l’allora Prefetto Crescenzio Sepe. Ranjith tre anni e mezzo dopo è tornato in Sri Lanka, come arcivescovo di Colombo e poi è stato creato cardinale. Il suo successore al Culto divino è stato il domenicano statunitense Augustine Di Noia, nominato nel giugno 2009, che ha lasciato la Congregazione dopo soli tre anni per diventare vice-presidente della Pontificia commissione Ecclesia Dei. Non è chiaro il perché di questo continuo viavai.

Che conclude:

Attira l’attenzione il fatto che nei casi sopra elencati si sia trattato di nomine avvenute in tempi recenti, durante il regno di Benedetto XVI e la Segreteria di Stato del cardinale Bertone. Non si è trattato, dunque, di nomine «ereditate». Il fenomeno, al di là delle singole motivazioni che stanno dietro le quinte di ognuno dei casi citati, diverse tra loro, rende evidente i problemi di governo della Curia romana.

Foto | Getty

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