Quali sono i vantaggi della riforma del Senato?

Dopo la campagna pubblicitaria, il bisogno di spiegazioni concrete.

Quand'ero bambino ci hanno lavato ben bene il cervello con i jingle delle pubblicità, perfezionando una tecnica che era già stata sperimentata ai danni della generazione precedente, con il carosello.
La pubblicità degli splendidi anni '80 era splendida quanto gli anni '80: decisa, perentoria, colorata e soprattutto cantabile: frasi brevi o canzonette intere, la varietà dipendeva solo dalle fantasie di copy e compositori, e dalle esigenze del cliente. «La morale è sempre quella, fai merenda con girella», «La lavatrice dura di più, con Calfort», «I piatti-tti, i piatti-tti, con Nelsen piatti li può lavare lui», «Quante cose al mondo puoi fare? Costruire? Inventare? Ma trova un minuto per me!», «Stasera restiamo a casa mia, perché c'è Motta con la cremeria», «Ne mangio mille al giorno, vuoi sapere perché? Sei tutta naturale, niente è meglio di te. Ta-tta Tat-Tabù».

Slogan cantati, rassicuranti tormentoni, garanzia della costruzione di un bel pubblico di consumatori pronti a bersi tutto. Mica uno era portato a chiedersi perché, la lavatrice lavasse di più con Calfort, o se fosse vero che la Tabù fosse tutta naturale.

Perché era pubblicità. Matteo Renzi comunica così. Come la pubblicità degli anni '80.

«Cambiamo».

Sì, ok, cambiamo. Ma come?

«Cambiamo il Senato».

Sì, ok, cambiamo il Senato, ma perché?

Ad un certo punto, questa storia della riforma del Senato – in mancanza d'altro – è stata proposta da Renzi e dai suoi come una vera urgenza, una necessità, la prima pietra della panacea dei mali del paese. Un jingle martellante, un tormentone per l'estate 2014 da consegnare infiocchettato all'italico vacanziero che non ne può più dei suoi problemi reali e pensa: per carità, fategliela fare 'sta riforma. Senza saperlo manco lui, perché.

Ecco, perché? Quali sono gli oggettivi vantaggi della riforma-del-Senato-secondo-Renzi?

Io non lo so. Qualcuno lo sa?

Allora, dopo essermelo chiesto, ho pensato di chiederlo a Google. Prima con la domanda integrale: quali sono i vantaggi della riforma del Senato? Poi con le keyword: <a href="vantaggi riforma Senato, e infine ho chiesto a Google Perché Renzi vuole riformare il Senato?.

Quel che ho scoperto è che Renzi e il suo Governo sapranno anche comunicare per slogan, ma di sicuro hanno bisogno di un bravo SEO e di qualcuno che gli spieghi per bene come funziona lo web (in tutti e tre i casi il primo risultato nella SERP di Google da finestra "anonima" è Polisblog – già – e vi assicuro che qui non spieghiamo vantaggi, se non ne vediamo davvero). Possibile che Renzi & co. non sappiano rispondere alla logica base delle query su Google? Possibile che non abbiano preparato un bel documento for dummies raggiungibile dal più popolare motore di ricerca? Si fidano così tanto della comunicazione for dummies che affidano ai giornalisti? Il fatto è che i giornalisti, quali siano i vantaggi della riforma del Senato, mica lo spiegano.

Quindi ho deciso che avrei cliccato su uno dei risultati della ricerca che mi convinceva di più: l'apposita sezione dell'Huffington Post, dalla quale Google, chissà perché, sceglie un pezzo di Gaetano Quagliariello per l'Huffington Post, incrociando le dita.

Il pezzo, in realtà, parla dell'Italicum che verrà. Ma anche del Senato renziano (e del Nuovo centrodestra). Evviva. E Quagliarello spiega, addirittura, proprio quel che cerco:

Quando la riforma del Senato e del Titolo V verrà definitivamente approvata, il bipolarismo nostrano risponderà a una logica differente. In una Camera troverà espressione la rappresentanza politica ed essa sarà legata al governo da un rapporto fiduciario. Nell'altra vigerà invece una rappresentanza di tipo funzionale: i rappresentanti delle autonomie territoriali, designati in elezioni di secondo grado, assicureranno gli interessi degli enti che rappresentano nel procedimento legislativo nazionale, evitando così quella lite continua tra Stato e Regioni instauratasi con il nuovo Titolo V del 2001

Insomma, il vantaggio secondo Quagliariello sarebbe quello di sistemare i danni fatti nel 2001 (governava Berlusconi. E Quagliariello, sebbene non parlamentare, era iscritto a Forza Italia. Per dire) e questa non meglio precisata rappresentanza funzionale delle autonomie territoriali (che però trovavano e trovano, appunto, la loro rappresentanza nelle Regioni, ma tant'è).

Adesso però, dice Quagliariello, bisogna correre ai ripari. Ma come, se ci sono vantaggi, perché bisogna correre ai ripari? Perché adesso cambiano gli equilibri di potere:

«per non trasformare un successo in un boomerang, abbiamo tutti l'obbligo di affrontare i passaggi che ci attendono con una visione organica, consapevoli dei riflessi che il mutamento profondo del nostro bicameralismo produrrà sul funzionamento complessivo del sistema. A cominciare dalla legge elettorale.
Il bicameralismo perfetto, infatti, costituiva un contrappeso a possibili sconfinamenti della maggioranza politica. In un momento di profonda incertezza sugli assetti futuri del Paese, fu ideato proprio per garantire che il vincitore non si accaparrasse tutto e che ogni sua decisione potesse trovare il freno di una camera di riflessione e di un tempo di sedimentazione. [... e, fra le altre cose, Quagliariello dice che] in presenza di un Senato con elezione di secondo grado, sarebbe davvero difficile giustificare una Camera la cui composizione derivi più dalla nomina dei partiti che non dalla scelta degli elettori. Il potere del corpo elettorale risulterebbe eccessivamente (e insopportabilmente) compresso».

Insomma: uno dei sostenitori della riforma medesima ne ammette i vulnus in assenza di legge elettorale (cioè, allo stato attuale delle cose). E non riesce davvero a convincermi (da giornalista, da cittadino e da elettore) dell'esigenza di questo profondo cambiamento.

Fra gli altri vantaggi sbandierati a vario titolo ricordo, per dire, il taglio ai costi della politica. Questo me lo ricordo bene, perché è stato cantato come un jingle. Fatemi pensare un attimo: baratterei mai un equilibrio ragionato dei poteri dello Stato con un risparmio che non risolve alcun problema? Uhm. No.

Gli altri vantaggi? Mi sfuggono.

E allora continuo a chiedermi: quali sono i vantaggi della riforma del Senato? Lo faccio senza jingle e senza musichetta accattivante, ma la questione non cambia.

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