Renzi “leninista”, un passo avanti due passi indietro”?

L’antico adagio: “Una ciliegia tira l’altra” può oggi trovare attualità con l’aforisma: “Un passo indietro tira l’altro”, con il governo a fare ripetuti dietrofront, vedi sulla Quota 96 della Pubblica amministrazione, sull’estensione degli 80 euro anche a pensionati e partite Iva, su altri provvedimenti annunciati e pronti a saltare.

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Il punto è uno solo: non ci sono i soldi, mancano le coperture. La crescita è praticamente a zero (dati Istat) mentre il debito pubblico continua la sua implacabile corsa al rialzo, oramai al 140% del Pil. E la Ue è pronta a far rientrare le sue timide aperture verso le richieste genziane.

La spinta innovatrice dell’esecutivo pare in via di esaurimento e il premier Renzi, avvitato sulle due riformicchie del Senato e dell’Italicum per mantenere fede al controverso e inquietante patto del Nazareno con Berlusconi, non è in grado di dare seguito ai suoi roboanti annunci pre e post elettorali sul “cambio verso” all’Italia.

Si può dire: il commissario alla spesa pubblica Cottarelli l’aveva detto e per questa denuncia si è preso il benservito del premier che, con la sua abituale supponenza e arroganza lo ha di fatto scaricato: “ La spending review si fa anche senza di lui”, con il codazzo dei renziani a far girare il consueto disco: “ce ne faremo una ragione!”.

E gli annunci sulla ripresa, sulla riduzione della tassazione sul lavoro e sulle imprese? Aria fritta. Anzi, peggio, molto peggio. Aria pesante, da tifone annunciato. Con il rischio di una nuova patrimoniale (la casa intesa come bancomat del Paese) e una stangatona autunnale o poco dopo, sui 20-25 miliardi, da “ripulire” le tasche degli italiani e mettere ko il Paese.

L’Italia è il Paese con il più alto avanzo primario in Europa, ma queste risorse servono per coprire gli interessi sul debito e non per finanziare lo sviluppo. L’ultima trovata del governo pare quella di usare un fondo in cui far confluire gli immobili pubblici e spingere sulle privatizzazioni vendendo tutti gli asset italiani con il risultato di incassare circa 300 miliardi, una miseria o poco più. La verità è che il governo procede a zig zag, vive alla giornata, privo di una politica economica di largo respiro.

Scrive Stefano Folli: “ 
 Il presidente del Consiglio per la prima volta fa capire che in autunno ci sarà una manovra economica. Fino a ieri la escludeva, oggi afferma che "se ci sarà bisogno di intervenire, non lo faremo con nuove tasse". In sostanza, i conti andranno riequilibrati, ma - dice Renzi - i soldi non arriveranno dalle tasse. È un punto importante, se si manterrà fede all'impegno. Vuol dire tagli, privatizzazioni, liberalizzazioni. Ma occorre essere molto credibili. Il rischio di finire sotto tutela internazionale (la famosa Troika) è tutt'altro che remoto. E il caso Cottarelli è lì a ricordarlo. Non a caso il commissario alla spesa pubblica che ha alzato bandiera bianca proveniva proprio dal Fondo Monetario”.

La frasetta magica è “ essere credibili”. Matteo Renzi sta perdendo per strada la sua credibilità di premier che fa, che mantiene ciò che promette. I nodi, si sa, prima o poi vengono al pettine. E l’annunciato pranzo fra Matteo e Silvio sarà incentrato sulle misure economiche da prendere per salvare l’Italia o su quelle per salvare se stessi e i loro partiti?

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