Cuba: Obama ha inviato giovani latinoamericani a destabilizzare il regime

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Barack Obama, all'inzio del suo primo mandato, aveva promesso che avrebbe rivisto le sanzioni nei confronti di Cuba e lo stesso impegno è stato recentemente ribadito da Hillary Clinton, che si presenterà alle prossime elezioni presidenziali. In realtà di progressi nelle relazioni tra Washington e L'Avana ce ne sono stati pochi negli ultimi anni, sebbene il clima ultimamente apparisse più disteso. Poi sono esplosi due scandali diplomatici, che hanno fatto cadere il velo delle apparenze: l'ultimo è scoppiato proprio ieri.

Come ha rivelato l'Associated Press, secondo i dati emersi da un rapporto, dei giovani latinoamericani sono stati inviati in "missione" a Cuba nel 2009. Lo scopo del viaggio nell'isola caraibica era quello di destabilizzare il regime, promuovendo azioni sovversive.

La missione è stata finanziata dall'Usaid (US Agency of International Development), un'agenzia governativa che gestisce gli aiuti internazionali civili degli Stati Uniti. Creata nel 1961 John F. Kennedy, ha la finalità di "tendere una mano ai popoli d'oltremare che combattono per una vita migliore, per riprendersi da un disastro o lottare per vivere in un paese libero e democratico". In realtà, al di là dei nobili fini che si leggono nel suo statuto, in passato si è distinta per aver appoggiato feroci dittature in America latina, come quella cilena del generale Pinochet. Tutti i paesi dell'Alba "ALBA" ("Alleanza Bolivariana per i popoli della nostra America") non accettano le attività dell'ente e lo hanno accusato più volte di "cospirazione" e di "golpismo".

A Cuba, l'Usaid ha inviato una dozzina di giovani latinos del Venezuela, della Costa Rica e del Perù. Tutti lavorano sotto copertura, facendo finta di essere turisti in vacanza. Nel periodo in cui sono stati sull'isola hanno provato ad arruolare attivisti dissidenti, a volte anche con un pizzico di imprudenza. Come quando hanno organizzato un workshop per la prevenzione dell’Hiv, dal titolo The perfect excuse (La scusa perfetta). L'incontro in realtà era un escamaotage per discutere gli obiettivi del loro programma politico.

Se qualcuno li avesse scoperti, visto i sospetti che hanno destato nelle autorità cubane, nessuno li avrebbe difesi. Loro stessi hanno sollevato dubbi circa la loro sicurezza sull'isola all'Usaid. Ma l'agenzia, secondo quanto riportato dal rapporto, si sarebbe limitata a rispondere: "Anche se non c’è mai la certezza assoluta, sappiate che le autorità cubane non tenteranno di farvi del male, solo di spaventarvi".

L'Usaid, insieme alla Creative Associates International, ha deciso che i ragazzi (pagati 5,41 $ l'ora) dovevano andare avanti nonostante i rischi. La sospensione della missione cubana non è stata presa in considerazione nemmeno quando è stato arrestato Alan Gross: un collaboratore del'agenzia, fermato a L'Avana e condannato a 15 anni di carcere per spionaggio.

Se i ragazzi fossero stati arrestati, Obama si sarebbe messo in una situazione molto delicata. Sebbene i giovani fossero latinoamericani (e non statunitensi), l'immagine del presidente ne sarebbe uscita compromessa davanti all'opinione pubblica. Tanto più che le spie non avevano una formazione adeguata rispetto al lavoro che stavano affrontando. Proprio per questo motivo, alcuni pensano che il governo di Raúl Castro si fosse accorto delle attività di spionaggio e che "lasciasse fare" i ragazzi. Infondo, non rappresentavano un reale rischio per il regime e pedinarli nelle loro attività poteva essere un buon metodo per acquisire informazioni sul "nemico".

Questo incidente diplomatico ne segue un altro, risalente all'aprile scorso. Stiamo parlando del rapporto saltato fuori sull'affare ZunZuneo, un social network allestito dall'Usaid al fine di fomentare una rivolta anticastrista. Creato nel 2010 dall'Usaid, ha chiuso nel 2012. L'obiettivo dell'operazione era quello di raccogliere informazioni sugli utenti e di implementare un network che riuscisse ad alimentare un'eventuale protesta. L'operazione, però, è fallita. E quando è esploso lo scandalo la Casa Bianca, attraverso il suo portavoce Josh Earnest, si è limitata a rispondere con un imbarazzato "no comment".

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